Mostro di Firenze, a Prato si segue la “pista esoterica”. I conoscenti di Rolf Reinecke non ci credono. Ma spuntano nuove singolari coincidenze

“Era un tipo estroso, aveva atteggiamenti un po’ naif ma non era assolutamente un soggetto pericoloso”. A Prato i conoscenti e gli ex dipendenti di Rolf Reinecke sono molto scettici, nessuno crede che il tedesco scomparso venti anni fa possa essere coinvolto in qualche modo nei delitti del Mostro di Firenze. Come anticipato da Tv Prato lo scorso mercoledì 9 luglio, le indagini sugli otto duplici omicidi che hanno terrorizzato la campagna fiorentina dal 1968 al 1985 continuano e questa volta ripartono da Prato (leggi l’articolo). I carabinieri del Ros nelle scorse settimane sono stati in città per interrogare le persone che hanno avuto a che fare con Rolf Reinecke, conosciuto a Prato per essere stato socio di un carbonizzo alla Briglia tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta e per aver sposato Silvia Bartolini, appartenente ad una delle più note famiglie di industriali pratesi. Il nome di Reinecke è entrato a far parte degli atti sul Mostro perché fu proprio il tedesco, il 10 settembre del 1983, a ritrovare i corpi senza vita dei due connazionali uccisi dalla solita Beretta calibro 22 a Giogoli, in un campo adiacente alla villa dove era tornato ad abitare dopo la separazione dalla Bartolini.

Anche questa volta le indagini portano la firma di Paolo Canessa, oggi procuratore capo a Pistoia, noto per essere stato il pm al processo contro i “compagni di merende” e titolare nell’inchiesta sui mandanti degli omicidi, nella quale fu coinvolto Francesco Calamandrei, l’ex farmacista di San Casciano, assolto nel 2008. E proprio il filone sul cosiddetto “secondo livello”, quello dedicato ai mandanti, sembra essere la strada battuta dai Ros. In particolare l’interesse degli investigatori si concentra su quella che viene chiamata la “pista esoterica”, secondo la quale i compagni di merende Pacciani, Vanni e Lotti (gli ultimi due condannati in via definitiva per quattro degli otto duplici omicidi) avrebbero agito su commissione per soddisfare non si sa quali richieste da parte di un gruppo di persone dedite alla magia e forse alle messe nere.

Cosa c’entra Rolf Reinecke? È questa la domanda che a Prato si stanno facendo tutti coloro che lo hanno conosciuto e che nelle scorse settimane sono stati interrogati, qualcuno anche per più di due ore e mezzo, sulla vita di questo tedesco amante del chianti e delle bistecche alla fiorentina.
Reinecke era giunto a Prato alla fine degli anni Cinquanta, suo padre lavorava sul mercato tedesco per conto del lanificio Sestilio Bartolini, ancora oggi attivo. Grazie alle frequenti visite in città che faceva a seguito del padre, aveva conosciuto Silvia, una delle figlie del titolare dell’azienda. I due si erano fidanzati e poi sposati. Come molti tra i più noti industriali pratesi avevano deciso di andare a vivere a Firenze ma il lavoro continuavano a svolgerlo nella città laniera, nella ditta di famiglia.

Abbiamo parlato con chi lo ha conosciuto, sia per motivi di lavoro che per legami familiari. Pur volendo rimanere nel più assoluto anonimato, i conoscenti ci hanno descritto la personalità di Rolf, così lo chiamavano tutti, scomparso a 59 anni nel 1996 in Germania, dove era ritornato ad abitare già da alcuni anni prima. “Era un tipo eccentrico”, su questo punto tutti concordano, ma nessuno lo vede come possibile adepto di una setta esoterica. Perché proprio su questo si concentra l’interesse dei Ros nei loro interrogatori: stanno cercando di capire se la passione per l’occulto fosse stato un pallino di Reinecke anche nei suoi anni pratesi. Sembra infatti che dopo aver divorziato dalla moglie Silvia Bartolini si fosse accasato con Francoise Walther, una cittadina svizzera, che diceva di essere una medium. La donna, interrogata dopo il duplice omicidio dei tedeschi, pur confermando la versione del compagno, aggiunse: “Il mio sesto senso mi diceva che erano morti e che erano due… pensai che ci potessero essere due morti perché io sono sensitiva”.

Ma gli intrecci con le vicende del Mostro non finiscono qui. Nelle nostre ricerche abbiamo appurato che gli ambienti vicini a Reinecke si sono incrociati con i delitti delle coppiette ben prima dell’omicidio di Giogoli, addirittura due anni prima. Forse si tratta solo di una coincidenza e riguarda Stefano Baldi, ucciso a Travalle dalla Beretta calibro 22 insieme alla fidanzata Susanna Cambi nel 1981. Ebbene, il giovane era nipote di Bruno Baldi, che di mestiere faceva il fuochista proprio alla Briglia nel carbonizzo di Reinecke. Una coincidenza probabilmente, ma come tutte quelle che riguardano le intricate vicende del Mostro, è assolutamente suggestiva, anche a distanza di anni.

1 Commento

  1. Quando li presero, nessuno credeva che Vanni e Lotti fossero stati capaci di fare quello che fecero…e invece oltre alle prove ,emerse anche una personalità a dir poco malata, evidente anche al grande pubblico.

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