“Free China. Il coraggio di credere”: al Castello il documentario che ha fatto conoscere al mondo le persecuzioni cinesi VIDEO

Prato-Cina: le due realtà appaiono legate a doppio filo, un legame che spinge a riflettere sull’attualità del Dragone cinese, compresi i suoi lati più oscuri. E’ ciò che si è fatto ieri sera al Castello, in occasione della proiezione del film-documentario “Free China. Il coraggio di credere”, patrocinato dal comune di Prato e presentato da Epoch Times, testata internazionale in prima linea nella copertura dei fatti cinesi, in collaborazione con l’associazione culturale Il Ponte. Al centro le storie di Jennifer Zeng e Charles Lee. La prima ex membro del Partito Comunista, il secondo imprenditore sino-americano, Jennifer e Charles sono entrambi state vittime della persecuzione da parte del governo cinese a causa della loro fede nell’antica pratica di meditazione del Falun Gong, dichiarata fuori legge. Prelevati dalla polizia, sono stati portati all’interno di campi di lavoro, dove entrambi sono stati sottoposti a torture fisiche e psicologiche, rischiando di diventare oggetto di pratiche di espianto forzato di organi. Ma il loro “coraggio di credere” (in questo caso nella loro liberazione), come recita il titolo della serata, li ha fatti uscire dai famigerati Laogai e li ha spinti a portare la loro testimonianza nel mondo: una testimonianza che Prato ieri sera ha potuto sentire in diretta, grazie al collegamento via skype con Jennifer.

servizio di Lucrezia Sandri

3 Commenti

  1. Anch’io, insieme a due amiche cinesi, ho assistito alla prima mezz’ora di proiezione, poi, ad un certo punto, le mie amiche si sono alzate indignate e mi hanno invitato ad andarcene. Stante la loro versione chi aderisce al Falun Gong, sono persone psicologicamente deboli, facilmente manipolabili, che orientano la loro vita verso l’assurdo. Mi riferiscono (conoscenza diretta dei fatti) che queste persone non lavorano, non mandano i figli a scuola, si rifiutano di farli curare (affidandosi al solo Falun Gong) e conducono un’esistenza parassitaria pseudo-mistica. Questa condotta suscita l’ira del restante 92% della popolazione cinese, che, notoriamente, sono concreti ed instancabili lavoratori.
    Francamente sono perplesso e vorrei sapere come stanno effettivamente le cose.

  2. gli italiani che vanno a vede il film a sedere? basta andare in v.pistoiese.si vede che quelle persone non girano per la nostra città.

  3. Caro Stefano,
    ti rispondo in quanto praticante del Falun Gong. Sono un ragazzo giovane e ritengo l’aver scoperto questa disciplina una delle mie più grandi fortune. Quanto dici può anche essere vero, ma ti assicuro che la pratica in sé assolutamente non proibisce i praticanti di lavorare, studiare o quant’altro, anzi in teoria chi si definisce praticante dovrebbe svolgere al meglio qualsivoglia impiego nella società. Quella che può essere l’interpretazione – giusta o meno – di una persona, non può considerata come totale immagine della pratica in sé. E te lo dico perché conosco tanti praticanti (italiani e cinesi), e neanche uno si comporta come dici. E’ tutto verificabile su internet, se vuoi saperne di più, ti consiglio di leggere le condivisioni dei praticanti stessi (dalla Cina o dall’Occidente), su ClearHarmony.

    Per rispondere a Ucci,
    il Castello è noto per organizzare proiezioni di film, (“Film sotto le stelle” mi pare si chiami). E’ quasi una consuetudine, e penso sia il modo migliore per stimolare l’approfondimento e conoscenza della persecuzione del Falun Gong e dei prigionieri di coscienza in Cina.

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*