Festa di Santo Stefano, il vescovo Agostinelli: «Il 2017 per la Chiesa di Prato sarà l’anno dei giovani». Ai ragazzi dice: «Attenti, non basta un click per socializzare»

Il 2017 per la Chiesa di Prato sarà l’anno dei giovani. Lo ha annunciato il vescovo Franco Agostinelli durante l’omelia pronunciata nel solenne pontificale per la festa di Santo Stefano, patrono della città e della diocesi.
Tanti fedeli al pontificale. Il saluto al vescovo emerito Simoni che il 6 gennaio festeggerà 25 anni di episcopato

La messa si è celebrata nella mattina di oggi, lunedì 26 dicembre, nella cattedrale di Prato, dedicata a Santo Stefano, primo martire della storia cristiana. Tantissimi i pratesi presenti, l’assemblea era al completo e in molti hanno partecipato alla funzione stando in piedi lungo le navate. Sessanta sacerdoti diocesani hanno concelebrato il pontificale presieduto da monsignor Agostinelli. Presente il vescovo emerito Gastone Simoni, salutato affettuosamente dal suo successore, che ha ricordato come il prossimo 6 gennaio il Presule festeggi il 25esimo anniversario della sua ordinazione episcopale. Quel giorno sarà festa grande per la diocesi, perché anche mons. Agostinelli taglierà l’importante traguardo dei 15 anni dalla sua ordinazione a vescovo. La doppia ricorrenza sarà ricordata con la celebrazione di una messa in cattedrale alla presenza dei due vescovi.
Per l’Amministrazione comunale ha partecipato il vice sindaco Simone Faggi, accompagnato da alcuni membri della Giunta. Presenti le altre autorità civili e militari cittadine e il sindaco di Vaiano Primo Bosi. Al pontificale anche l’onorevole Antonello Giacomelli.

 

 

Ai ragazzi: non basta un click per socializzare davvero

L’omelia del Vescovo era rivolta in particolare agli adulti che hanno responsabilità educative e formative nei confronti dei giovani. Ma in un passaggio del suo discorso mons. Agostinelli ha voluto parlare direttamente ai ragazzi. Prima ha affermato come il «mondo online sia una pista di opportunità e di impegno missionario anche per la Chiesa», poi ha detto che «la condivisione di messaggi sul web e le chiacchiere in libertà non bastano a far crescere personalità forti e coraggiose, non basta un click per socializzare davvero». Per il Vescovo «l’energia e la speranza non stanno nei mezzi, pur utili e condizionanti, ma nella santità della vita». E rivolgendosi al patrono Santo Stefano ha chiesto «una grande benedizione sui ragazzi e sui giovani di Prato».

 

 

Agli educatori: dialogo e ascolto con i giovani

«È stato papa Francesco ad assegnarci questo compito – ha osservato monsignor Agostinelli – indicendo il “Sinodo dei giovani” e chiedendoci contributi e riflessioni su questo ambito». Per la diocesi di Prato l’indicazione del Santo Padre si tratta di una opportunità importante «per riflettere sulla missione che come Chiesa abbiamo verso e con i giovani», ha aggiunto il Vescovo.
Per prima cosa è stato sottolineato come i ragazzi siano «innanzitutto un dono, non un problema per l’intera comunità». Da questa considerazione nasce l’invito rivolto agli adulti: «ritorniamo a stare con i giovani, ad ascoltarli, a dialogare con loro, a non dare risposte prima di aver compreso le domande». Il prossimo anno pastorale sarà dunque incentrato sull’incontro e sul dialogo con le giovani generazioni. «Per la comunità ecclesiale questo significa domandarci se sappiamo comunicare loro il Vangelo di sempre, se sappiamo essere credibili ai loro occhi, se sappiamo ascoltare le loro domande esplicite e implicite di senso e felicità», ha detto ancora il Vescovo.
A tutti coloro che hanno responsabilità educative – genitori, insegnanti, catechisti, operatori del mondo dello sport – mons. Agostinelli ha ricordato che «ogni lamentela sui giovani, ogni catastrofismo su di essi, ogni giudizio negativo si risolve prima di tutto in un mea culpa: il frutto non cade lontano dalla pianta».
Ai tanti parroci presenti alla messa, il Vescovo ha rivolto l’apprezzamento per le numerose iniziative e i percorsi formativi promossi nelle parrocchie e nelle associazioni cattoliche. «Però non spaventatevi – ha sottolineato – di essere in pochi rispetto alla grande massa giovanile della città, Gesù con i dodici ci ha insegnato a credere nella dinamica del lievito e del piccolo seme».

 

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