Il vescovo Agostinelli: «Bene l’ampliamento dell’ospedale, ora occorre dar vita ai presidi sanitari territoriali non ancora attivati» VIDEO

«Mi auguro che, al di là delle cose positive che ha saputo fare nel campo dell’assistenza sanitaria, la Regione Toscana possa dar vita a quei presidi sanitari territoriali che ancora non sono stati attivati». Lo ha detto il vescovo di Prato Franco Agostinelli, nel pomeriggio di oggi, domenica 12 febbraio, al termine della messa celebrata nella cappella dell’ospedale Santo Stefano.
Ai microfoni di Tv Prato, in una intervista rilasciata a margine delle iniziative promosse in occasione della Giornata mondiale del malato, monsignor Agostinelli ha sottolineato come Prato e il suo territorio abbiano bisogno dell’attivazione di una capillare rete ospedaliera composta dai presidi di Cure Intermedie decentrati, «affinché il sistema sanitario sia davvero efficace». «Prendo atto della efficienza della Regione Toscana in questo settore – ha osservato il Vescovo – però forse ci dovrebbero essere ulteriori attenzioni nei riguardi di Prato, seconda città della Toscana per numero di abitanti, e con un coefficiente di crescita molto alto, che non può accontentarsi di decisioni standard».
Monsignor Agostinelli ha detto di aver accolto con piacere «la decisione da parte del Governo di ampliare l’ospedale Santo Stefano di cento posti letto, anche se – aggiunge – devo dire che alcuni osservatori affermano che Prato necessiterebbe di ulteriori posti per i nostri ammalati. L’importante – ha detto ancora – è che queste non siano solo affermazioni di principio, alle parole bisogna che seguano i fatti e che arrivino velocemente, perché i malati, e la malattia, non possono aspettare».

 

 

Come detto la messa presieduta dal Vescovo nella cappella dell’ospedale è stata l’ultima iniziativa tra quelle promosse dall’Ufficio diocesano di pastorale della salute in occasione della Giornata del malato, che la Chiesa celebra ogni 11 febbraio, giorno in cui si fa memoria delle apparizioni della Madonna a Lourdes.
Questo pomeriggio c’è stata grande partecipazione alla funzione, concelebrata dal cappellano del Santo Stefano don Carlo Bergamaschi e da altri sacerdoti diocesani impegnati nell’assistenza spirituale ai malati. Oltre ai degenti e ai loro parenti, alla messa erano presenti i rappresentanti delle associazioni cattoliche dedicate alla cura e all’assistenza delle persone, come Unitalsi, Misericordia, Acos e Associazione Medici Cattolici. In rappresentanza del presidio ospedaliero c’era la dirigente Francesca Bertini. Presente anche Fabio Baldi, presidente del Centro dei diritti del malato.

 

 

«Ieri mattina abbiamo incontrato gli ammalati, portando loro un saluto, una parola di conforto e se richiesta, impartendo una benedizione – ha detto monsignor Agostinelli nell’omelia, ricordando la visita ad alcuni reparti del Santo Stefano compiuta l’11 febbraio –, l’ospedale è un luogo limite, qui passa la storia, quella dei degenti, dei loro cari e di coloro che con professionalità e umanità li accudiscono. Tutti siamo chiamati a interagire di fronte alla malattia, ricordiamoci di porci sempre in relazione con i nostri fratelli che hanno bisogno. Gli ammalati non sono numeri, ma persone, e la loro vita deve essere degna e va sempre sostenuta, da quando nascono fino alla morte», ha concluso il Vescovo.

 

Commenti

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*