Spesometro, i commercialisti scrivono al Governo: “Situazione incresciosa”

Lo “spesometro” – il nuovo obbligo imposto dall’Agenzia delle Entrate per la trasmissione telematica dei dati di tutte le fatture emesse e ricevute dai contribuenti – e le sua modalità di trasmissione, hanno fatto preoccupare i Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, che hanno scritto al Ministero dell’Economia denunciando “Una situazione incresciosa, non degna di un paese civile”. Come rilevato a più riprese dal Consiglio nazionale dell’Odcec, lo spesometro è un adempimento burocratico molto complesso e gravoso, sia in termini di costi che di tempi necessari. Una situazione resa ancora più complicata dai disservizi del sistema telematico di trasmissione, che hanno portato a prorogare la scadenza per ben tre volte e fissata, in ultima battuta, al 5 ottobre. Ma il fatto più preoccupante è l’allarme sicurezza: il sistema, infatti, non garantisce la privacy dei dati trasmessi.
“Una situazione incresciosa – commenta Filippo Ravone, presidente dell’Odcec di Prato -. Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili aveva sottolineato a più riprese, sin dalla sua approvazione avvenuta nel novembre scorso, l’estrema complessità dello spesometro, nonché la sua singolarità nel panorama normativo dei Paesi ad economia avanzata”.
Le principali problematiche evidenziate riguardavano da un lato l’estrema analiticità dell’adempimento (oltre alla partita IVA o al codice fiscale del proprio cliente o fornitore viene, infatti, richiesto il suo indirizzo anagrafico, fino ad arrivare al cap), dall’altro l’utilizzo di canali di trasmissione telematica non tradizionali (SDI, anziché il più collaudato servizio “Entratel”). “Tutto ciò ha comportato la necessità di sostenere rilevanti costi aggiuntivi – aggiunge Ravone – per aggiornare i software che vengono generalmente utilizzati negli studi professionali. A conferma di questo, la scadenza iniziale è stata prorogata tre volte, l’ultima delle quali era fissata per oggi, 28 settembre. A pochi giorni dal termine ultimo per presentare i dati, le problematiche evidenziate erano tutt’altro che risolte. Le ricevute di accettazione o scarto dei documenti trasmessi, che dovrebbero essere disponibili in pochi minuti, vengono recapitate mediamente dal sistema soltanto dopo tre o quattro giorni dall’invio”.
Negli ultimi giorni è emersa una grave violazione della privacy dei contribuenti, il sistema infatti non garantisce la riservatezza dei dati inviati. “L’Agenzia delle Entrate aveva quindi deciso di chiudere da venerdì a lunedì scorso il canale telematico, con buona pace dei colleghi (infuriati) che avevano rinunciato al week end di riposo e in famiglia per consentire a tutti i propri clienti di rispettare l’imminente scadenza dell’adempimento – precisa Ravone -. I Commercialisti non sono più disposti a lavorare in queste condizioni di disagio, di perdurante incertezza e di costante affanno, correndo senza sosta e senza criterio per far rispettare ai propri clienti adempimenti fiscali che in molti casi ritengono assolutamente ridondanti se non addirittura inutili”.
La situazione è stata denunciata in una lettera a firma del Presidente Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili Massimo Miani, indirizzata al Ministro del MEF Padoan e al direttore generale dell’Agenzia delle Entrate. Lettera alla quale l’Agenzia ha risposto comunicando la parziale riapertura del canale web e prorogando la scadenza al 5 ottobre. “Ma quel che è peggio – conclude Ravone – è che ci è stato comunicato che gli uffici locali della Agenzia delle Entrate, valuteranno la possibilità di non applicare sanzioni, per una sorta di moratoria, da valutare in caso di errori formali o di effettive difficoltà, nel caso in cui l’adempimento sia stato effettuato dopo il 5 ottobre, ma entro i 15 giorni dall’originaria scadenza. Questa ultima discrezionalità lasciata alle singole Agenzie delle Entrate è soltanto foriera di ulteriori criticità in una vicenda già tristemente controversa e di trattamenti potenzialmente differenziati nella valutazione di merito sulla non applicabilità delle sanzioni”.
Da qui l’appello finale dei Commercialisti: “Auspichiamo il rispetto dei diritti dei cittadini nei termini sanciti nello statuto del contribuente, invitiamo l’Agenzia delle Entrate ad innalzare il livello di collaborazione e una maggiore lungimiranza. Confidiamo inoltre in una maggiore presa di coscienza da parte dei contribuenti, che ancor prima dei professionisti, sono i primi destinatari di questa, purtroppo non nuova, mancanza di rispetto”.

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