Intesa San Paolo propone tagli fino al 20% agli stipendi degli ex dipendenti BpVi. I sindacati: “Soluzione inaccettabile”

Ancora incertezze sul trattamento economico e normativo dei bancari di Popolare di Vicenza, passati alle dipendenze di Intesa San Paolo. Il confronto sindacale si è aperto nei giorni scorsi: la Banca ha illustrato la sua proposta di armonizzazione dei trattamenti per il personale proveniente dalle ex venete ribadendo che in caso di mancato accordo entro la scadenza della procedura, a novembre, applicherà unicamente le previsioni del contratto nazionale, senza riconoscere gli accordi individuali e collettivi preesistenti.
Una ipotesi che ridurrebbe notevolmente la capacità d’acquisto dei 300 dipendenti pratesi ex BpVi rimasti (un centinaio entro la fine dell’anno andranno in prepensionamento e il loro posto non sarà sostituito) con tagli previsti di circa 300 euro su uno stipendio di 1800 euro mensili.
La proposta fatta ieri da Intesa San Paolo, subito respinta dai sindacati, prevede tagli per circa l’80% dei lavoratori, escludendo quelli con i redditi più bassi, e decurtazioni progressive di stipendio, fino al 20%, per i redditi annui lordi superiori ai 60 mila euro.
Altro aspetto ritenuto inaccettabile dai sindacati bancari è la richiesta da parte di Intesa Sanpaolo della mobilità libera: trasferimenti dei dipendenti in altri luoghi di lavoro senza limitazioni chilometriche, né indennità economiche.

“Abbiamo esaminato i profili tecnici delle proposte aziendali riguardanti i livelli retributivi, il welfare e la mobilità. Vista la complessità delle tematiche abbiamo chiesto di svolgere approfondimenti sull’articolazione delle strutture retributive – scrivono Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Ugl, Uilca e Unisin, che definiscono inaccettabili le proposte di Intesa -. Abbiamo rilevato che le soluzioni prospettate comportano inaccettabili penalizzazioni economiche e normative. Pertanto abbiamo dichiarato la non percorribilità delle medesime. A tal proposito abbiamo rappresentato all’azienda che il confronto nella sua interezza dovrà vedere il coinvolgimento delle segreterie nazionali”.
I sindacati ritengono che il raggiungimento di un accordo sia elemento di “fondamentale garanzia per le lavoratrici e i lavoratori delle ex venete e auspicano che l’azienda ripensi in maniera significativa la propria posizione”.

Foto di archivio

1 Commento

  1. Se vogliono ridurre del 20% gli stipende sciopero ad oltranza. Ci vadano i vertici della banca agli sportelli!

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