Prato “perde” il Monte dei Pegni: sarà trasferito a Firenze

Anni fa era toccato a Pistoia, nei prossimi mesi sarà la volta di Prato. Il Monte dei Pegni non chiude i battenti, come scongiurato a gran voce nel 2013 dal vescovo Franco Agostinelli, ma il servizio si prepara comunque a fare i bagagli e traslocare a Firenze.

Il Gruppo Intesa, che ha inglobato la Popolare di Vicenza, trasferirà l’antico strumento nel capoluogo toscano, all’interno della sede di via Bufalini di Banca CR Firenze, sempre appartenente ad Intesa Sanpaolo. Il piano dovrebbe concretizzarsi a breve e diventare operativo a partire dalla primavera del 2018.

Uno spostamento di competenze e personale che rischia però di creare qualche disagio all’utenza: anziani, disoccupati o soggetti che vivono un momento di difficoltà economica.”Queste persone dovranno spostarsi a Firenze per stipulare le polizze, cosa quindi non facilissima – ripete Franco Becocci, responsabile territoriale Adiconsum Prato -. Il rischio è che possano diventare preda di usurai oppure ricorrere ad un ‘compro-oro’, realtà che non permettono di riappropriarsi poi dei beni personali. In sostanza, si ottengono subito i soldi ma si perde tutto il resto”.

In attesa dell’accorpamento si procederà così: chi ha pegni in essere può riscattarli prima del passaggio di consegne a Firenze o scegliere di prorogare la polizza mantenendo intatto il bene, che sarà custodito nei caveau fiorentini. I nuovi richiedenti devono invece, già da adesso, rivolgersi ai colleghi fiorentini per ottenere un prestito, da un minimo di tre mesi ad un massimo di un anno.

Ad oggi sono poco meno di mille le pratiche attive sul territorio provinciale pratese. Le persone impegnano gioielli in oro, preziosi e brillanti ma anche orologi di valore. Se non riescono a riscattarli, i beni finiscono all’asta. Ma per arrivare a fine mese si è disposti, a volte, anche a perdere tutto, compresi ricordi e oggetti di famiglia legati al proprio passato.

Nel 2013, solo per un soffio si era evitata la chiusura dello sportello di via Banchelli: il vescovo Agostinelli era intervenuto, scrivendo una lettera all’allora presidente della BpVi Gianni Zonin per chiedere di non far tramontare l’esperienza del Monte dei Pegni di Prato. Appello che era stato puntualmente accolto da Zonin. Nel frattempo sono passati però altri quattro anni, sono cambiati i vertici della banca ma la crisi picchia ancora forte sul distretto. Per la città, la vicenda del Monte dei Pegni segna oggi una vittoria a metà.

“Noi, in modo diretto, non possiamo fare niente – ricorda ancora Becocci – perché la banca ha tutto il diritto di trasferire il servizio dove ritiene più redditizio. L’unica cosa che possiamo fare – conclude – è ricordare alle istituzioni pratesi che esiste una debolezza sociale da tutelare”.

Giulia Ghizzani

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