Macrolotto zero, al posto di piazza dell’Immaginario un parcheggio della Pam. E i tronchi-panchine non si trovano più VIDEO

Piazza dell’Immaginario al Macrolotto zero non esiste più. Al suo posto, un parcheggio: in soli due giorni Pam, proprietaria dello spazio, ha ricavato posti auto aggiuntivi per il supermercato di via Pistoiese dando un veloce, velocissimo, colpo di spugna sul disegno frutto dell’opera dei giovani architetti dell’associazione Chi-na (vincitore, peraltro, del Premio Architettura Toscana 2017) e su un intero progetto che nel giro di tre anni aveva trasformato la piazza in un vero e proprio luogo di aggregazione. Nel 2015 l’area era entrata a fare parte dell’iniziativa “piazza dell’Immaginario” portata avanti dall’associazione culturale no profit Dryphoto, che si era messa d’accordo con la dirigenza Pam per avere in uso quello che fino ad allora non era utilizzato come parcheggio ed era invece diventato un deposito di rifiuti e auto usate. Dopo la tempesta del 5 marzo, dai tronchi degli alberi abbattuti in città dal vento erano state fatte delle panchine su cui in tanti sostavano e che hanno fatto cambiare nome alla piazza, che è diventata “piazza 5 marzo”: uno spazio pubblico in cui i segni della furia della natura diventano elementi di arredo urbano e vettori di socialità. Per ben due volte qui è stata celebrata la Festa della luna e ogni estate venivano proiettate le pellicole del cinema all’aperto nell’ambito di Creazioni urbane. Da un giorno all’altro Pam, senza dare comunicazione né a Dryphoto né al comune di Prato che aveva dato il suo patrocinio al progetto “piazza dell’Immaginario”, ha deciso di mettere la parola fine a tutto questo.

Ascolta le parole dell’assessore comunale all’Urbanistica Valerio Barberis

Esprime il proprio rammarico anche Vittoria Ciolini di Dryphoto, che non si spiega la mancata comunicazione del cambio di programma sull’area da parte di Pam: “Lo spazio è sempre stato di Pam, per ogni iniziativa ci mettevamo d’accordo con la dirigenza del punto vendita, che abbiamo sempre trovato ben disponibile – spiega Ciolini -. Non ci spieghiamo veramente perché questo stravolgimento da un giorno all’altro senza dirci niente, ci sembra un’operazione miope in un quartiere come il Macrolotto zero”. Ciolini si chiede anche che fine abbiano fatto i tronchi trasformati in panchine, delle vere e proprie opere d’arte: anche quelli facevano parte dell’ “immaginario”. E sono spariti insieme all’omonima piazza.

Lucrezia Sandri

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