BpVi, i risparmiatori pratesi ottengono il sequestro dei beni di Gianni Zonin: nel mirino un quadro del Tintoretto e quote societarie

Alcune decine di risparmiatori pratesi traditi da Banca Popolare di Vicenza hanno ottenuto dal gup del Tribunale di Vicenza un primo sequestro cautelare conservativo, per un importo di 400.000 euro, dei beni di Gianni Zonin, per molti anni numero 1 dell’istituto di credito, indagato assieme ad 5 altri ex amministratori e manager.
Ottenuti i sequestri, gli avvocati Francesco Querci e Francesca Meucci, che assistono un centinaio di risparmiatori, hanno scandagliato le proprietà di Zonin per “aggredire” i beni tramite pignoramenti mobiliari e immobiliari. Due le strade percorribili: un quadro di Tintoretto conservato nella villa di Monte Bello, o le quote societarie delle aziende vinicole di famiglia, che Zonin, scoppiata la bufera BpVi, nel 2016 ha ceduto ai figli. L’atto di donazione delle società – fanno sapere i legali – può essere revocato, su richiesta dei creditori. Quanto al quadro del Tintoretto, è già finito nel mirino di altri ex azionisti BpVi truffati, ma sull’efficacia dei sequestri pende un’incognita: l’autenticità del dipinto, che non è stato possibile dimostrare da pa parte dell’ufficiale giudiziario. “Nostra intenzione – affermano gli avvocati Meucci e Querci – è fare un nuovo accesso nella villa di Montebello, questa volta con l’intervento di un esperto d’arte al fine di verificare se questo quadro sia autentico”. In caso affermativo, il valore dell’opera sarebbe in grado di coprire le richieste risarcitorie dei primi azionisti pratesi riconosciuti come parte civile nel processo.
Il gup (l’udienza preliminare-fiume andrà avanti ancora per alcune settimane) si dovrà esprimere su altre richieste di sequestri conservativi da parte di altri risparmiatori.

 

No al sequestro dei quadri della Galleria degli Alberti
E’ stata invece respinta la richiesta di sequestro conservativo dei quadri di Galleria degli Alberti, di proprietà di Banca Popolare di Vicenza in liquidazione coatta amministrativa. Secondo il gup questo tipo di contenzioso deve essere risolto nell’ambito della procedura fallimentare. Una tesi respinta dagli avvocati Meucci e Querci, che si dicono pronti ad investire della questione la Corte europea dei diritti dell’uomo, in nome della tutela della persona offesa, vittima dei reati nel nostro Paese.

Ristorni extra-giudiziali

Tra le ipotesi “extra-giudiziali” di risarcimento o di contributi in favore degli ex azionisti BpVi truffati, l’avvocato Querci lamenta la mancata operatività di due strumenti messi in campo dal governo Gentiloni e da Banca Intesa. Nel primo caso si tratta dei 100 milioni di euro in 3 anni stanziati dallo Stato, da corrispondere attraverso l’Autorità nazionale anti corruzione sulla base di una sentenza o provvedimento similare che riconosca la condotta truffaldina della Banca nei singoli casi. Quest’ultima condizione e la ristrettezza dei fondi, non ha ancora garantito l’efficacia della misura.
Il secondo strumento era stato annunciato da Banca Intesa nei mesi scorsi in favore delle famiglie maggiormente disagiate che avevano perso i loro risparmi in azioni delle ex banche venete. Intesa, che ha rilevato la parte sana delle Popolari Venete, aveva stanziato un plafond di 100 milioni per erogazioni in più tranches nell’arco di 5 anni, destinate ai clienti con un reddito annuo lordo non superiore a 30.000 euro e con un patrimonio mobiliare massimo di 15.000 euro.
I clienti azionisti delle ex banche venete che hanno i requisiti possono presentare domanda di adesione all’iniziativa dal 1 marzo al 31 maggio 2018. “Ho mandato una lettera per posta certificata a Intesa San Paolo per avere notizie in merito e ho ricevuto risposta che sono insorte delle difficoltà” ha affermato l’avvocato Francesco Querci.

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