Piano Lavoro Sicuro, le aziende cinesi pagano più tasse. Ma sono sempre troppe quelle irregolari

Un passo in avanti è stato fatto ma i segnali sono ancora “troppo fragili”. A quasi quattro anni dall’entrata in attività del Piano Lavoro Sicuro della Regione Toscana, il responsabile del progetto Renzo Berti traccia un bilancio della prima fase straordinaria di controlli e dell’inizio del secondo step. 44 mesi di operatività totali, che hanno permesso di segnare un primo importante risultato: la presenza di dormitori abusivi è passata dal 17,9% all’8% dei casi, gli impianti elettrici fatiscenti vengono riscontrati nel 7,2% delle ditte a fronte di un quasi 30% iniziale. Più che dimezzate anche le notizie di reato registrate all’indomani della strage del Teresa Moda ma è ancora presto, secondo i tecnici, per parlare di cambiamenti strutturali. Serve, dicono, una ulteriore proroga dei tempi. “La fase 2, come previsto, durerà fino al 31 marzo 2019 – afferma Renzo Berti – ma vorremmo proseguire ancora, almeno fino al 2020, per dare ancora più slancio a questa attività e ottenere risultati duraturi”.

Sono 4.417 le imprese controllate al 31 marzo 2017 in provincia di Prato, 1.604 quelle invece ispezionate alla data del 30 aprile di quest’anno. Ogni giorno gli ispettori effettuano sul territorio 5 uscite, per una media di circa 7 ditte passate al setaccio. Imponenti i blitz effettuati grazie al coinvolgimento della polizia municipale, a cui la Regione Toscana ha destinato ulteriori 350mila euro di risorse lo scorso aprile. Anche la relazione dell’Agenzia delle Entrate parla chiaro: la stretta sui controlli ha prodotto effetti positivi sul gettito fiscale. “Nel 2014, rispetto al 2013, si è registrato un 15,49% in più, che nel 2015 è arrivato al 36,10% in più – fa notare ancora Berti -. Nell’arco di tempo successivo al controllo, in sostanza, le imprese hanno modificato il loro atteggiamento, dichiarando un maggior volume di affari e incrementando i versamenti in misura non giustificata dalla dinamica del ciclo economico”.

Benefici ricaduti anche sulle casse del Comune di Prato: in tre anni l’Amministrazione ha incassato 1 milione e 440mila euro tra Tari evasa, multe e oneri di pratiche edilizie. Nel mese di settembre è in programma un seminario per cercare di individuare nuovi ambiti di intervento, di concerto con le varie Procure. “Non ci fermeremo – rimarca il vicesindaco di Prato, Simone Faggi -. Staccare la spina adesso sarebbe un errore. Ripeto: siamo soddisfatti del lavoro fatto fino ad oggi ma insoddisfatti della risposta delle imprese”.

gg

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