Scontro mortale tra ciclisti nel sottopasso di via Ciulli sotto sequestro, archiviazione per Frasconi e Mascelli

E’ stata archiviata la posizione dell’ex dirigente comunale Lorenzo Frasconi e del funzionario di Asm servizi (oggi Alia) Marco Mascelli, indagati per cooperazione in omicidio colposo per la morte di Giuseppe Petrucci, l’ottantenne deceduto nello scontro con un altro ciclista avvenuto il 24 agosto 2014 nel sottopasso di via Ciulli, quando il tunnel – come del resto tuttora – era sotto sequestro preventivo.
Il gip Fantechi ha sciolto la riserva e ha rigettato l’opposizione alla richiesta di archiviazione presentata dalla famiglia della vittima, tramite l’avvocato Paolo Rosati.
Il pubblico ministero Lorenzo Gestri aveva chiesto l’archiviazione di Mascelli e Frasconi, assistiti rispettivamente dagli avvocati Alessandro Gattai e Olivia Nati.

L’incidente in cui perse la vita Petrucci avvenne quasi 4 anni dopo la morte delle tre donne cinesi annegate nel tunnel. Dopo quella tragedia il sottopasso fu sequestrato, ma molti pedoni e ciclisti, sfruttando dei varchi praticati nelle transenne, continuarono ad usare il passaggio ed a percorrerne il marciapiede. Petrucci, secondo quanto ricostruito, si sarebbe scontrato con un altro ciclista, che si allontanò e non fu mai identificato. La vittima morì dopo una decina di giorni in ospedale a causa delle ferite riportate nella caduta.

Nel richiedere l’archiviazione, il pm Gestri aveva sottolineato la colpa dei due indagati, individuati come responsabili della conservazione del bene, ma aveva escluso la sussistenza del nesso di causalità con la morte dell’anziano ciclista. Lo scopo del sequestro, sulla cui efficacia i due indagati dovevano garantire, era peraltro quello di prevenire nuovi allagamenti, e non quello di evitare incidenti stradali. Nella vicenda avrebbe poi giocato un ruolo determinante il comportamento del ciclista-pirata, il cui intervento avrebbe portato a superare la soglia di cautela imposta dall’autorità giudiziaria con il sequestro.

I legali della famiglia avevano chiesto un supplemento di indagini, per chiarire l’esatta dinamica dell’accaduto e la natura del sottopassaggio: semplice percorso pedonale, oppure ciclo-pedonale. Nella sentenza di rigetto all’opposizione dell’archiviazione, il gip Fantechi riconosce che non sono accertate in modo sufficientemente precise le modalità del sinistro, e che non è nemmeno certa la presenza di un terzo utente della strada. In ogni caso, sentenzia il gip, tutti gli accertamenti integrativi suggeriti dall’opponente appaioni superflui, stante che il terzo soggetto non è stato identificato e non risulta obiettivamente identificabile.

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