Creaf, interrogato il presidente della Provincia Biffoni: “Ho tentato di salvare il salvabile”

E’ durato oltre 5 ore l’interrogatorio di Matteo Biffoni, presidente della Provincia, indagato dalla Procura di Prato per cooperazione colposa in bancarotta semplice per la vicenda Creaf, la partecipata fallita nel febbraio scorso, senza che il centro di ricerca sul tessile, su cui negli anni precedenti erano stati versati 22 milioni di euro di soldi pubblici, avviasse la propria attività. Biffoni, assistito dagli avvocati Giuseppe Nicolosi e Piermatteo Lucibello, aveva chiesto di essere sentito dopo aver ricevuto, il 20 aprile scorso l’avviso di garanzia. Nell’inchiesta, diretta dal sostitituto procuratore Lorenzo Boscagli, sono indagate altre quattro persone: l’ex presidente della Provincia di Prato Lamberto Gestri, gli ex presidenti del Creaf Daniele Panerati e Luca Rinfreschi e l’ultimo amministratore unico della partecipata, Laura Calciolari.

Secondo l’inchiesta della Procura, che si è avvalsa anche della perizia di un esperto contabile, i conti del Creaf non si reggevano da alcuni anni, e già dal bilancio 2011 ci sarebbero stati i presupposti per presentare i libri in Tribunale.
Ai presidenti della Provincia Gestri e all’attuale presidente Biffoni viene contestato di aver ritardato, con colpa, la chiusura del Creaf, aggravandone lo stato di dissesto.

Nell’interrogatorio di oggi Biffoni, che ha prodotto una memoria di 30 pagine, ha ripercorso i passaggi salienti della vita del Creaf a lui riconducibili in qualità di presidente della Provincia, “azionista” di maggioranza della società: dall’insediamento a Palazzo Buonamici, nell’ottobre 2014, fino all’agosto 2016, quando i soci della partecipata (oltre alla Provincia, con quote residuali c’erano anche i Comuni di Prato, Montemurlo, Carmignano, Vaiano, Vernio e Cantagallo) negarono un’ulteriore richiesta di finanziamento di oltre 2 milioni, spingendo l’amministratore di Creaf Laura Calciolari a presentare domanda di concordato al Tribunale. 

Secondo la difesa di Biffoni, la scelta di non chiudere nell’immediatezza il Creaf non fu frutto di negligenza, né fu un’opzione dettata da motivazioni politiche, ma una decisione legata alla concreta possibilità di avvio dell’attività del centro di ricerca e alta formazione. Partenza che poi non si sarebbe verificata per cause ritenute non imputabili al presidente della Provincia. A sostegno delle proprie tesi, gli avvocati di Biffoni hanno portato alcuni documenti, fra cui un preliminare di contratto fra Creaf e alcuni soggetti interessati a prendere in affitto gli spazi di via Galcianese, con relative metrature assegnate. La trattativa, in particolare, era intavolata con Pin e Tecnotessile, ma alla fine non si concretizzò. 

“Per quanto riguarda il Creaf – disse Biffoni lo scorso 23 aprile nel commentare la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati – ho provato a salvare il salvabile di un’esperienza nella quale erano stati riversati in precedenza 20 milioni di soldi pubblici”. Parole che riassumono la posizione espressa oggi nell’interrogatorio davanti al pm Boscagli, che nelle prossime settimane potrebbe chiedere il rinvio a giudizio di Matteo Biffoni. 

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