Baby calciatori e lavori stadio, indagini chiuse: ecco i retroscena dell’inchiesta su Prato calcio e Comune

Un anno dopo le misure cautelari, e dopo che sono stati definiti alcuni patteggiamenti (il presidente della Sestese Filippo Giusti, i procuratori Filippo Pacini e Mauro Cevoli e l’ivoriana Eulalie Stephanie Nety), la Procura ha chiuso le indagini sui baby giovani calciatori africani tesserati per il Prato e la Sestese. Un’inchiesta che grazie alle intercettazioni telefoniche si è sviluppata nel secondo filone relativo ai lavori allo stadio Lungobisenzio.
Al presidente del Prato Paolo Toccafondi, oltre alle violazioni sull’ingresso illegale di quattro calciatori fra cui il bomber Kouamè (ora corteggiato da squadre di serie A dopo un’ottima stagione al Cittadella in B), viene contestato, in concorso con il segretario Alessio Vignoli, di essersi attivato per far ottenere a quest’ultimo la potestà genitoriale su due calciatori minorenni. La tutela era inizialmente affidata all’allenatore ivoriano della Sestese Gbane, ed è grazie ad una dichiarazione scritta a firma di quest’ultimo che il Tribunale di Prato concesse a Vignoli di fare da tutore ai due ragazzi. Gbane, che ha poi fatto causa di lavoro alla Sestese e dato il via alle indagini, ha detto di non aver mai scritto quel documento e che all’epoca neppure conosceva bene l’italiano. Per questo motivo a Vignoli e Toccafondi è attribuito il falso che avrebbe indotto in errore il giudice nell’affidare la potestà genitoriale.
Secondo le accuse della Procura, Toccafondi avrebbe inoltre contattato un amico carabiniere, all’epoca in servizio alla stazione di Vaiano, per cercare informazioni da usare contro Gbane, quando quest’ultimo aveva rotto con la Sestese e rappresentava una “minaccia”. Il militare, su richiesta del patron biancazzurro, avrebbe fatto accesso agli archivi delle forze dell’ordine per verificare la posizione di Gbane ed è anch’esso indagato per accesso abusivo a sistema informatico.

 

Il filone dei lavori allo stadio

Per la vicenda legata ai lavori allo stadio, all’ex delegato allo sport Luca Vannucci viene contestata la corruzione nell’esercizio delle funzioni, in concorso con il patron biancazzurro. L’accusa è di aver accettato di agevolare le opere in cambio dell’interessamento da parte di Paolo Toccafondi per una nomina a coordinatore regionale del settore giovanile e scolastico della FIGC toscana. Per avvalorare la propria offerta, Toccafondi avrebbe speso il nome di Roberto Samaden (all’oscuro di tutto ed estraneo alla vicenda), responsabile del settore giovanile dell’Inter e vicepresidente nazionale del Consiglio direttivo del settore giovanile e scolastico della Figc, con il quale Toccafondi aveva contatti diretti.

A Luca Vannucci viene contestata anche l’omessa denuncia perchè ritenuto a conoscenza dell’avvio del cantiere senza tutte le dovute autorizzazioni. Per le carenze nella documentazione amministrativa, evidenziate da un sopralluogo della Asl, sono indagati l’architetto Luca Piantini, allora dirigente dei lavori pubblici (poi dimessosi dopo l’inchiesta) e il dipendente comunale Francesco Sanzo, per falso ideologico in atto pubblico.
A seguito del sequestro del cantiere, i tecnici del Comune avrebbero prodotto documenti falsi, in particolare compilando un verbale di somma urgenza, per giustificare i lavori già eseguiti di demolizione di recinzioni ed altri manufatti. Per questo, a Piantini viene contestato anche il depistaggio nelle indagini, finalizzato ad alleggerire la propria posizione e ad ottenere l’annullamento del sequestro del cantiere.
L’accusa di falso è estesa a Giuseppe Mazzeo, responsabile dei lavori per la Castelnuovo Lavori, la ditta esecutrice delle opere. Altri singoli episodi di falso connessi all’iter amministrativo della somma urgenza vengono contestati a Piantini per la determina di pagamento delle opere e per una relazione tecnica che il sindaco Biffoni, indotto in errore, lesse testualmente durante il consiglio comunale del 13 luglio 2017, per rispondere ad un question time della consigliera del Movimento 5 Stelle Silvia La Vita.
Leggendo la relazione preparata da Piantini, il sindaco riferì che “la demolizione della scalinata di accesso alla tribuna centrale lato ferrovia (di cui a lotto 5) non era stata autorizzata dalla direzione lavori, in quanto la demolizione faceva parte del lotto di demolizione di cui alla determinazione 1812 del 6-7-2017 (mentre i lavori sarebbero iniziati il 19 giugno 2017 e finiti il 30 giugno 2017, ndr). Sono in corso valutazioni dell’ufficio competente per sanzioni da imputare all’impresa per tale violazione”.
Sanzioni che a quanto risulta alla Procura, a distanza di un anno, non sono state adottate.

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