L’Asl annuncia l’assunzione di 14 ginecologi. Sette andranno al Santo Stefano per rinforzare il reparto decimato dall’inchiesta sulle visite a nero

L’Asl Toscana Centro annuncia l’assunzione di 14 medici ginecologi a tempo determinato. Di questi ben sette sono destinati al reparto di ostetricia dell’ospedale Santo Stefano, rimasto decimato dopo gli arresti e le relative sospensioni dei quattro medici a seguito dell’inchiesta della procura di Prato per lo scandalo delle visite intramoenia a nero a donne cinesi.

I medici verranno scelti all’interno delle graduatorie Estar e l’assegnazione sarà stabilita dal direttore del dipartimento materno infantile secondo le priorità organizzative aziendali. Il personale individuato sarà assunto per dodici mesi a 3846,23 euro mensili. La delibera, sottoscritta il 7 agosto, porta la firma del direttore generale Paolo Morello Marchese.

Gli altri sette medici saranno distribuiti fra gli ospedali di Pescia e il Santissima Annunziata di Firenze. L’incarico inizierà dal mese di settembre, poi, trascorso il primo anno, l’Asl procederà a indire un concorso per l’assunzione a tempo indeterminato.

Il reparto di ostetricia del Santo Stefano sta vivendo momenti non facili. L’arresto dei quattro medici indagati per truffa allo Stato e peculato risale al 9 luglio, poi è arrivata anche la notizia dell’avviso di garanzia allo storico primario Giansenio Spinelli, che andrà in pensione a partire dal primo settembre. Anche per la sostituzione del primario ci sarà un concorso, nel frattempo alla guida del reparto c’è la vice Lucia Golin.
Si tratta quindi di cinque medici in meno per un reparto che a Prato negli ultimi anni ha registrato quasi sempre il record di nascite a livello toscano (con una media di 2400/2500 parti annuali su un totale di circa 10mila nella zona servita dalla Asl Toscana Centro).

Sul fronte delle indagini non ci sono ulteriori novità. Gli ultimi sviluppi risalgono a due settimane fa, quando in procura è stato ascoltato come persona informata sui fatti il primario Giansenio Spinelli. Due dei quattro ginecologi indagati hanno ammesso le loro responsabilità e non si trovano più agli arresti domiciliari. Le indagini dei carabinieri, effettuate con filmati, intercettazioni telefoniche e ambientali, hanno mostrato la disinvoltura con cui decine di pazienti cinesi, tramite connazionali che agivano da mediatori, riuscivano a saltare la fila del Cup e ad avere accesso a visite ginecologiche nell’ospedale o al Giovannini, dietro il pagamento di cifre attorno ai 100 euro. Tutto è iniziato dopo che una donna cinese si sentì male dopo aver assunto una pillola abortiva di provenienza ospedaliera data da un medico italiano attraverso la mediazione di una connazionale.

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