Paziente dona 35 mila euro, ma la Asl non li spende: tre dirigenti condannati al risarcimento dalla Corte dei Conti

Tre dirigenti della Asl sono stati condannati dalla Corte dei Conti a risarcire 35.000 euro, a titolo di danno erariale con colpa grave, per aver restituito al mittente la donazione di una benefattrice, una signora pratese, che nel 2005 destinò, appunto, 35.000 euro alla Asl di Prato affinchè organizzasse dei corsi di formazione per i medici della chirurgia vascolare dell’ospedale Misericordia e Dolce.
Bruno Cravedi, ex direttore generale della Asl 4 e Francesco Bellomo, ex direttore sanitario, dovranno pagare 14.000 euro ciascuno; i restanti 7.000 euro sono a carico di Roberto Benelli, allora responsabile dell’area chirurgica. La vicenda ebbe inizio nel luglio 2005 quando una paziente, in segno di ringraziamento per le cure ricevute, donò 35.000 euro alla Asl, da utilizzare per il progetto di aggiornamento dei medici di chirurgia vascolare, come indicato nella relazione del dottor Alfredo Ingenito, direttore della struttura. Quest’ultimo indica anche un dettagliato programma di formazione da svolgere negli Stati Uniti, ma il dottor Benelli esprime perplessità e parere negativo in merito, vista la riorganizzazione in atto, che prevede la drastica riduzione dell’attività di chirurgia vascolare presso l’ospedale di Prato, con esecuzione delle sole attività di routine, ed esternalizzazione a Careggi degli interventi più complessi. Passano i mesi e la benefattrice dopo aver inviato due diversi solleciti, in cui chiedeva di realizzare i corsi di formazione entro il 2016 pena la revoca della donazione, nel 2017 chiede e ottiene dal direttore generale Cravedi la restituzione dei 35.000 euro.
Secondo i tre dirigenti, la nuova organizzazione, che a partire dal febbraio 2016 ha visto l’incorporazione del reparto di chirurgia vascolare presso la macro-area di chirurgia generale, avrebbe reso di fatto impossibile l’esecuzione dei corsi di formazione secondo le indicazioni della donatrice. Sullo sfondo di tutta la vicenda, ci sono anche i rapporti tesi della dirigenza con il dottor Ingenito, che ha intentato causa di lavoro per mobbing e demansionamento alla Asl per fatti legati proprio alla riorganizzazione aziendale. Se da questo punto di vista i giudici del lavoro, in primo e secondo grado, hanno dato ragione alla Asl (la riorganizzazione è stata riconosciuta “ragionevole e non strumentale”) i giudici contabili, per la vicenda donazione, hanno invece condannato Cravedi, Bellomo e Benelli. L’istruttoria della guardia di Finanza ha mostrato che l’attività di chirurgia vascolare, a seguito della riorganizzazione, era tutt’altro che cessata all’ospedale di Prato (895 ricoveri nel biennio 2005-2007) e che un aggiornamento del personale medico sarebbe stato utile anche nell’ottica della creazione di equipe di area vasta, la cui nascita era all’epoca già stata delineata dall’Asl. Non solo: nella convenzione con l’Azienda di Careggi per l’attivazione di consulenze esterne in materia, la Asl di Prato poneva a fondamento “la mancanza negli organici aziendali di figure professionali con specifiche competenze”. Una carenza che secondo la Corte dei Conti poteva essere almeno in parte rimediata proprio svolgendo un programma di formazione e aggiornamento, come quello finanziato dalla benefattrice.

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