Rapporto sulla criminalità organizzata in Toscana: Prato capitale del riciclaggio

La criminalità organizzata pare aver imparato a fare squadra. È una della conclusioni a cui arriva il secondo rapporto annuale sui fenomeni di criminalità organizzata e corruzione in Toscana: un’analisi, condotta anche stavolta dalla Scuola Normale di Pisa su commissione della Regione, che approfondisce i contenuti della prima edizione presentata nel 2017 e traccia i contorni assunti in Toscana da mafie e corruzione, dando conto delle nuove dinamiche di espansione.
Quattro sarebbero le province toscane a più elevato rischio di penetrazione criminale: Grosseto, Livorno, Prato e Massa Carrara. Prato svetta per riciclaggio.
All’area di Prato è dedicato uno studio apposito. Nel capitolo si analizza l’illegalità economica cinese, sottolineando come nel 2013 l’Irpet abbia stimato in 6-9mila i lavoratori a nero nelle aziende cinesi della nostra provincia e che al 31 gennaio 2017 il 61% delle imprese cinesi controllate non è risultato in regola. Un sistema di ditte individuali, intestate a prestanome, che chiudono entro tre anni per evitare i controlli di Inps e Agenzia delle entrate e che porta con sé reati quali sfruttamento della manodopera clandestina, riciclaggio, contraffazione.
Nel nostro territorio convivono organizzazioni autoctone, con la camorra a farla da padrona, e organizzazioni straniere, con la criminalità cinese in primis.

 

Lo studio dedica ampio spazio a quest’ultima, distinguendo tra bande giovanili dedite a reati predatori e gruppi adulti che gestiscono attività illecite più complesse ma che non disdegnano la violenza all’occorrenza. La terza generazione – composta da liberi professionisti e imprenditori  – si  è evoluta, puntando sui reati di natura economico finanziaria.

 

Il focus su Prato si conclude con alcune considerazioni: “mentre i delitti della criminalità cinese si rivolgono internamente alla comunità straniera, quelli di matrice italiana, come i reati di usura commessi da soggetti legati alla camorra, hanno invece principalmente vittime autoctone.
Molti dei reati commessi dalla criminalità cinese necessitano del contributo di soggetti, il più delle volte professionisti italiani, che rendono possibili le condotte illegali”.

1 Commento

  1. Ma quale commento può esere fatto se non inveire contro chi avrebbe il dovere di prendere tutti i provvedimenti per prevenire e reprimere queste situazioni che stanno diventando vieppiù gravi e pericolose ogni giorno di più? La gente ha le tasche piene e, speriamo di no, prima o poi succederà un quarantotto!

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