Chiesta la confisca dei beni da 2,5 milioni di euro sequestrati alla famiglia rom

Il sostituto procuratore Lorenzo Gestri ha chiesto la confisca dei beni sequestrati nel giugno 2017 ad un gruppo familiare di etnia rom, composto da sette principali investigati e altre otto persone, tutte residenti a Prato. Si tratta di conti correnti, libretti postali, polizze vita, titoli e altri valori, oltre a sette immobili e fabbricati rurali per un valore complessivo di quasi 2,5 milioni di euro, riferibili a Djulia Ahmetovic, ai figli Valter Ahmetovic, Patrizia Ahmetovic, Delija Halilovic, Alessandro Ahmetovic e i loro conviventi, figli e compagni, a cui sono intestati beni di ingente valore.
A seguito dell’indagine del nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza, i beni erano stati congelati in base alla normativa antimafia che prevede sequestri patrimoniali preventivi anche nei confronti di soggetti ritenuti socialmente pericolosi, come nel caso in questione, che abbiano accumulato ricchezze manifestamente sproporzionate rispetto al reddito dichiarato al fisco.

Dopo l’inchiesta, nel settembre 2017, il Comune eseguì lo sfratto di due nuclei familiari che avevano ottenuto altrettante case per l’emergenza alloggiativa dichiarando dichiarando un Isee pari a zero. In uno dei due casi, nell’assegnazione, aveva inciso anche il grave stato di salute di un’anziana.
I soggetti colpiti dal provvedimento di sequestro preventivo, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti che ne hanno scandagliato le proprietà e i movimenti contabili negli ultimi 15 anni, non hanno un lavoro, né hanno presentato dichiarazioni dei redditi, a fronte di numerosi precedenti penali e condanne passate in giudicato per reati contro il patrimonio. Gli avvocati difensori, far cui Antonino Denaro, Gabriele Terranova, Antonio Bertei e Katia Giachino, si sono visti respingere l’audizione di alcuni testimoni e, dopo aver prodotto alcuni documenti, hanno chiesto la restituzione dei beni ai loro assistiti. Il Tribunale ha acquisito i carichi pendenti dei soggetti colpiti dal sequestro; nella prossima udienza, fissata per il 24 novembre, si dovrebbe concludere la discussione. Le difese hanno chiesto al Tribunale di sollevare la questione di legittimità costituzionale delle norme del pacchetto antimafia che disciplinano i sequestri preventivi e che sarebbero eccessivamente afflittive. “La disciplina del procedimento di prevenzione è una disciplina non regolamentata nelle sue scansioni e l’effetto ablativo potrebbe giungere anche senza contradditorio” spiega l’avvocato Denaro.
La decisione del collegio di giudici presieduto da Francesco Gratteri potrebbe arrivare entro la fine dell’anno.

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