Stadio negato al Prato di Toccafondi, Biffoni indagato per abuso d’ufficio

Nuovo avviso di garanzia per Matteo Biffoni, che è indagato per abuso d’ufficio nella vicenda della revoca della concessione dello stadio Lungobisenzio all’Ac Prato. A rendere noto l’avviso di chiusura indagini è stato lo stesso Biffoni, che la scorsa estate è stato protagonista di un braccio di ferro a distanza con il presidente del Prato Paolo Toccafondi. Quest’ultimo, dopo la retrocessione in serie D, aveva chiesto al primo cittadino di farsi carico di trovare imprenditori interessati all’acquisto del club, rinunciando alla gestione del Lungobisenzio. Con il passare delle settimane, lo scenario è cambiato: Toccafondi ha trattato direttamente con gli emissari di uno dei possibili acquirenti, l’avvocato canadese Joseph Romano, e ha portato avanti la richiesta di ripescaggio in Lega Pro. La riammissione tra i professionisti era la condizione posta da Romano per comprare il club, ma per essere ripescati occorreva la disponibilità di uno stadio a norma nel comune di Prato. Quando la cessione del club si è fatta sempre più fitta di misteri, tra slittamenti nella definizione della trattativa e bonifici dal Canada mai perfezionati, il sindaco Biffoni ha tolto il Lungobisenzio all’Ac Prato, scrivendo alla Figc e alla Lega Calcio che la disponibilità dell’impianto era stata concessa alla condizione dell’imminente cambio di proprietà. Successivamente Biffoni scriverà di nuovo a Figc e Lega per comunicare di essere disposto a restituire la concessione dello stadio in caso di disimpegno della famiglia Toccafondi.
Questi atti – con una motivazione che pare contra personam – sarebbero alla base dell’abuso d’ufficio contestato a Biffoni. Secondo gli inquirenti, peraltro, la concessione degli impianti avrebbe dovuto essere firmata dagli uffici tecnici e non dal sindaco, al quale è contestato di essersi intromesso, condizionandone gli esiti, in una trattativa fra privati.
A far scattare l’inchiesta è stato l’esposto del presidente del Prato Toccafondi, ma anche il primo cittadino Biffoni si era rivolto alla magistratura, portando documenti relativi alla trattativa per la cessione del club e ipotizzando il reato di truffa, che al momento è stato però escluso dalla Procura.
Il primo cittadino ha commentato così la notizia dell’avviso di chiusura indagini: “Lo ritengo un atto dovuto a seguito dell’esposto di Toccafondi. Rispetto il lavoro della Procura e ho piena fiducia nella magistratura. Sono certo della mia correttezza nello svolgere il mio ruolo sempre volto a tutelare l’interesse pubblico. Come fino ad ora confermato sempre anche dai tribunali amministrativi che hanno riconosciuto la legittimità degli atti compiuti dal Comune”.  “L’accertamento del fatto in sede penale prevede una cornice più ampia del livello amministrativo e aspettavamo questo tipo di provvedimento dopo il nostro esposto” ribatte l’avvocato Enrico Guarducci, che assiste Paolo Toccafondi. Il legale si dice sorpreso delle dichiarazioni di Biffoni: “Dice che ha tutelato l’interesse pubblico, ma forse scambia l’interesse dei cittadini con quello di pochi tifosi che non condividono la gestione di Paolo Toccafondi”.

2 Commenti

  1. Su questa vicenda sto col Sindaco, sempre e comunque.
    Come cittadino pratese e come tifoso del PRATO, sottolineo del PRATO, non mi sento danneggiato dal suo operato.
    Toccafondi ha preso in giro una città intera per tutta l’estate.
    Era ed è giunto il momento di basta.
    Definitivamente.

  2. Che i tifosi che non condividono la gestione di Toccafondi siano pochi, caro avvocato Guarducci, ci vuole un bel coraggio a dirlo! Direi l’esatto contrario e cioè che sono pochissimi e forse non vanno oltre l’ambito familiare del presidente, quelli chee la condividono!

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