Poliziotti corrotti, la consulente del lavoro: “Consegnavo le buste alle cene con l’amica”. L’imputata nega: “Mai preso soldi”

Entra nel vivo il processo a Maria Cristina Massaro e Roberto Brunetti, marito e moglie, i poliziotti della Questura imputati per corruzione, con l’accusa di aver accettato denaro e altri regali per favorire il rilascio di permessi di soggiorno a cittadini cinesi. Nell’udienza di oggi sono stati sentiti il luogotenente della guardia di Finanza Rosario Cipolla, che ha collaborato alle indagini e Mascia Visconti, la consulente del lavoro, testimone chiave dell’accusa, la quale per questa stessa vicenda ha patteggiato un anno e due mesi per corruzione. In aula, la professionista ha oggi parlato di una decina di episodi, tra il 2011 e il 2014, nei quali avrebbe fatto da tramite fra i suoi clienti e la vicedirigente dell’ufficio immigrazione, prospettando a quest’ultima, sua amica dal 2003, del denaro per anticipare alcuni appuntamenti agli sportelli, o per inserire nelle pratiche di alcuni stranieri della documentazione integrativa, senza fare la fila. “L’esigenza di anticipare la consegna di documenti era diffusa da parte dei cittadini cinesi; i rinnovi dei permessi di soggiorno scadevano nel giro di un anno e riguardavano più componenti della famiglia… Dopo è diventato tutto telematico tramite le Poste e i tempi si sono accorciati” ha detto Mascia Visconti, che ha riferito di aver consegnato a Massaro una prima busta con circa 4.000 euro nel 2011, per “agevolare” 3 o 4 pratiche. Le ultime dazioni di denaro – ha aggiunto – la testimone erano di 200 euro perchè come da confidenze apprese dalle interpreti cinesi dello studio, nel frattempo, e siamo nel 2014, “i clienti avevano trovato altri canali con cui potevano risolvere le questioni pagando somme inferiori ad altre persone”.

La prima consegna del denaro alla poliziotta – ha proseguito la consulente del lavoro – è avvenuta al Soccorso, in macchina, una sera in cui le due amiche erano andate a cena fuori insieme. Questo episodio corruttivo è quello su cui Mascia Visconti ha fornito alcuni particolari in più: l’offerta, 1500 euro, è arrivata da un suo cliente cinese, detto Giuliano, che ha insistito affinchè per il “rinnovo del permesso di soggiorno” si potesse far avere alla Questura un documento reddituale ulteriore, (“il bilancio” nelle parole della testimone) nonostante lui si trovasse in Cina.
In una intercettazione telefonica del 7 aprile 2011, Mascia dice a Giuliano che il reddito è un po’ basso, ma che potrebbe andare bene lo stesso. Lui si dice pronto a pagare facendo passare un collaboratore allo studio con i soldi. Cosa che si verifica dopo l’ok della consulente del lavoro, che nei giorni precedenti si era informata tramite telefonate a Cristina Massaro e alla Questura sullo stato della pratica, ottenendo messaggi rassicuranti. La pratica, vidimata dall’imputata l’8 aprile, si concluderà positivamente pochi giorni dopo.
Al termine della deposizione di Mascia Visconti, ha preso la parola Maria Cristina Massaro che ha contestato la testimonianza dell’ex amica, in particolare sul primo presunto episodio corruttivo: “Si trattava di una pratica di aggiornamento della carta di soggiorno, per il quale il bilancio non è necessario. Si aggiorna solo in alcuni casi: per un documento deteriorato o per esempio l’inserimento di un bambino. Il sistema telematico è in vigore dal 2007 e non capisco quali problemi ci potessero essere nel 2011 sul rilascio delle pratiche. Io soldi non ne ho presi; potete fare la macchina della verità e controllare i mei conti corrente: pago tutto con il bancomat” si è sfogata l’imputata.

La difesa dei due poliziotti, rappresentata dagli avvocati Manuele Ciappi e Mauro Cini, ha contestato che sulla decina di episodi riferiti dalla testimone, “di sette non ricorda niente, di due ricorda poco e di uno ricorda tutto, ma male”. Secondo la difesa, la pratica non è stata accelerata: si trattava solo di inserire nella carta di soggiorno a tempo indeterminato di Giuliano, il nome del figlio, nato in Italia. Secondo questa lettura, non si trattava dunque del ricongiungimento di un minore, e non erano necessari i requisiti reddituali sui quali la Finanza ha condotto alcuni accertamenti, scoprendo fra le altre cose, che Giuliano non ha dichiarato redditi dal 2002 al 2010, anno nel quale viene assunto da una ditta che risultava già cessata all’Agenzia delle Entrate sette mesi prima.
Nella prossima udienza sarà sentita un’altra testimone chiave dell’accusa: Yin Dongxue, detta Neve, un’altra mediatrice negli episodi corruttivi, che ha scelto il rito abbreviato e nella stessa vicenda è stata condannata ad una pena di due anni. A processo c’è un terzo imputato, Paolo Frassetti (difeso dall’avvocato Michele Nigro), il medico di Roberto Brunetti, che deve rispondere di falsità ideologica in atto pubblico e truffa, in concorso con il poliziotto, per aver concesso in maniera troppo disinvolta certificati di malattia, in virtù dei quali Brunetti è stato lontano dal lavoro per un totale di 385 giorni in poco più di due anni.

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