Cerchiamo il dialogo con la comunità cinese attraverso Malaparte. Da Coiano la proposta di un grande evento nel nome dello scrittore VIDEO

Per costruire un vero dialogo con la comunità cinese di Prato chiediamo aiuto a Curzio Malaparte. Non è un paradosso, ma la proposta lanciata al termine dell’incontro dedicato al grande scrittore pratese che si è tenuto ieri sera alla casa del popolo di Coiano. «Da antesignano quale era, Malaparte andò in Unione Sovietica e in Cina, dove incontrò e intervistò Mao Tse-tung – ha detto Walter Bernardi – e ci andò in un periodo in cui era difficilissimo entrare in quei paesi per raccontare quelle realtà così lontane dalle nostre. Qui a Prato ci sono ventimila cinesi regolari e altrettanti irregolari. Perché non possiamo cercare di creare un evento assieme nel nome di Malaparte?». Bernardi è stato l’organizzatore della serata con don Giuseppe Billi e Mario Barbacci. Con loro, a dialogare sulla vita e il pensiero dell’Arcitaliano per eccellenza c’erano Umberto Cecchi, autore di un nuovo libro in versi dedicato allo scrittore, il regista teatrale Massimo Luconi e la pronipote di Malaparte, Margherita Abbozzo, la cui nonna Edda era la sorella del grande scrittore. «Ci sarebbe piaciuto condividere la nostra proposta con qualcuno dell’Amministrazione comunale, ma purtroppo non si è presentato nessuno, peccato, eppure il nome di Malaparte è un patrimonio della città», dice ancora Bernardi, che sta scrivendo un saggio nel quale ripercorre la vita pratese dell’autore di Maledetti Toscani. «Secondo me la Cina potrebbe essere interessata», ha affermato Cecchi che racconta come l’Università di Nanchino stia pensando alla traduzione in cinese dell’opera malapartiana.

 

 

Parlare di Malaparte, uomo totale, personaggio «popolare e assoluto», come lo ha definito don Billi, non è facile perché il rischio è sempre quello di ingabbiarlo in una etichetta: fascista, antifascista, ateo e convertito. «Si parla troppo della sua vita e poco dei suoi libri, in Italia è conosciuto troppo poco, di lui non c’è traccia nei testi di scuola e secondo me è un errore – ha osservato Luconi, autore di un documentario a lui dedicato andato in onda anni fa su Rai Due –, basta leggere le prime pagine de La Pelle per capire la seconda guerra mondiale». Luconi ha poi condiviso con i presenti il grande dispiacere per non aver dato vita a Prato, quando era assessore comunale alla cultura, a un centro studi dedicato a Malaparte. «Il progetto era in ponte, avevamo anche individuato la sede in Villa Fiorelli, ma non siamo riusciti a realizzarlo», ha detto Luconi.
Infine si è parlato dell’archivio Malaparte, comprato dieci anni fa da Marcello Dell’Utri per la Biblioteca di via Senato a Milano. «Fu un grave errore non riuscire ad acquistare quel fondo – ha ricordato Umberto Cecchi –, purtroppo la Giunta Romagnoli prima e quella Cenni poi non hanno mai affrontato una trattativa seria».

Per l’occasione alla casa del popolo di Coiano è stata allestita una interessante mostra dedicata a Malaparte. Ancora per qualche giorno nelle sale del circolo si possono vedere immagini inedite della Villa di Capri scattate dal grande fotografo Italo Zannier e i bozzetti originali dipinti da Orfeo Tamburi per la realizzazione del manifesto del film Il Cristo proibito, scritto e diretto da Malaparte.

 

Malaparte ha amato molto Prato. Prato ama Malaparte? Sotto la risposta di Umberto Cecchi: «Dovremmo dedicargli un monumento, non dico a cavallo ma almeno a piedi…»

 

 

G.C.

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