Il tessile in crescita nel 2018, ma gli industriali criticano la manovra del governo: “Imprese penalizzate”

Risultati positivi per il tessile nel 2018, ma gli industriali temono di essere penalizzati dalla manovra allo studio del Governo, che elimina agevolazioni fiscali per le imprese e introduce reddito di cittadinanza e quota 100. Chiusura del 2018 con buoni risultati ma con la preoccupazione per le penalizzazioni fiscali contenute nella manovra al vaglio del governo e l’andamento economico generale. Confindustria Toscana Nord traccia questo bilancio di fine anno. Le luci sono legate ai risultati dei primi tre trimestri: a Prato il 3° trimestre segna +3,7% sullo stesso periodo del 2017, con una media del 2018 che indica +2,1%. Ancora bene la meccanica, incluso meccanotessile, con +7,1%: il settore ha avuto nel corso dell’anno un’accelerazione, partendo da +0,7 nel 1° trimestre e +3,8% nel 2° trimestre. Per l’export, nei primi 9 mesi del 2018 le prestazioni non eccelse dell’abbigliamento e maglieria (+0,4%) determinano un risultato complessivo modesto (+0,9%); la metalmeccanica segna +5,2% e il tessile +1,2%.

A fronte di questi dati positivi, gli industriali temono le ripercussioni della manovra al vaglio del governo ed esprimono perplessità su misure come il decreto dignità, il reddito di cittadinanza e le norme previdenziali (la prevista quota 100) che – scrivono – “generano incertezze e potenziali problemi in relazione alle risorse umane delle imprese”.
Un’indagine effettuata intervistando 93 imprese associate ha mostrato l’apprezzamento di oltre la metà delle aziende per misure come superammortamento, iperammortamento, credito d’imposta in ricerca e aiuto alla crescita economica, vigenti negli ultimi due anni e messi in discussione – alcune cancellate del tutto, altre depotenziate – dalla finanziaria di quest’anno. Il 57% delle aziende ritiene penalizzanti i provvedimenti fiscali previsti nella manovra.

“Questa indagine ha dato una risposta molto chiara: pur nelle incertezze che rimangono sulla manovra, si prospettano cambiamenti sfavorevoli agli investimenti delle imprese” – commenta il presidente di Confindustria Toscana Nord Giulio Grossi, che aggiunge: “Apprezziamo alcuni aspetti fiscali della manovra in via di definizione: per esempio l’aumento della deducibilità dell’Imu sui beni strumentali, misura che come Confindustria avevamo chiesto e abbiamo ottenuto. Però abbiamo detto a più riprese che i benefici fiscali per gli investimenti in ricerca e innovazione, strategici per il futuro del nostro sistema produttivo, dovevano essere casomai rafforzati e non certo depotenziati; lo stesso vale anche la patrimonializzazione aziendale. Invece è proprio questo che si sta profilando, con un approccio miope che danneggia le imprese e rende più difficile la loro attività. L’Italia e chi la governa dovrebbero avere una maggior consapevolezza dell’importanza decisiva del manifatturiero per l’economia nazionale. La manifattura italiana ha compiuto e continua a compiere dei miracoli. Operiamo in un Paese con tanti, troppi problemi: dalle carenze infrastrutturali all’eccesso di burocrazia, dall’inadeguatezza del sistema formativo alle normative pletoriche e sconsiderate, dal malfunzionamento della giustizia alla cattiva gestione del mercato del lavoro. Nonostante questa situazione caotica le nostre imprese riescono a realizzare risultati interessanti. C’è da chiedersi come sarebbe questo Paese se potessimo lavorare in condizioni almeno un po’ migliori: quale contributo, ben più grande di quello già enorme che stiamo dando, potrebbero fornire all’Italia le imprese manifatturiere? Il talento e il coraggio di chi fa impresa non ha la resa che potrebbe avere né per le imprese stesse né per il nostro Paese. L’Italia sta sprecando quelle formidabili risorse che sono i suoi imprenditori e i suoi lavoratori. E invece non può permettersi di sprecare niente.”

La ricerca sulle misure fiscali
Confindustria Toscana Nord, nel tracciare il bilancio di fine 2017, ha effettuato un’indagine su un campione di aziende socie sul tema del fisco, in particolare sulle modifiche sostanziali che si stanno profilando nella manovra 2019 rispetto ai benefici fiscali per gli investimenti in beni strumentali (superammortamento al 130%, che non sarà prorogato), in beni strumentali avanzati 4.0 (iperammortamento al 250%, che rimane ma verrà rimodulato) e nella ricerca (credito d’imposta ricerca, che rimane anch’esso ma depotenziato), oltre che per l’immissione di capitale proprio in azienda, attraverso conferimenti o mancate distribuzioni degli utili (ACE, aiuto alla crescita economica, che sarà abolita e in parte compensata da benefici della cosiddetta mini-Ires). Alle aziende è stato chiesto di valutare quanto queste agevolazioni hanno inciso sulle operazioni condotte negli anni 2017 e 2018 e le risposte sono state chiare, per quanto diversificate a seconda dei vari strumenti e delle dimensioni aziendali: le opportunità sono state colte in misura significativa, addirittura – nel caso del superammortamento in aziende oltre i 50 dipendenti – da più della metà del campione. La domanda finale del questionario chiedeva di valutare vantaggi e svantaggi della manovra 2019, qualora questa confermi da un lato l’abolizione dell’ACE e del superammortamento, dall’altro l’introduzione della mini-Ires: il 57% delle imprese ha dichiarato di vedere prospettarsi una penalizzazione. Una percentuale, questa, che scende al 49% nel caso di imprese oltre i 50 addetti e sale addirittura al 61% per le imprese fino a 50 addetti.
Nella conferenza stampa di fine anno, è stato anche fatto il punto sull’attività associativa di Confindustria Toscana Nord, sintetizzata nei numeri degli eventi realizzati, 115 fra seminari, incontri e convegni; delle riunioni istituzionali e 99 fra Consigli di presidenza e generali, riunioni delle sezioni e dei gruppi merceologici, del Gruppo giovani e dell’imprenditoria femminile. Molto consistenti i numeri delle attività formative, che hanno visto 16.328 presenze e 876 aziende coinvolte.

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