La Corte d’Appello blocca la restituzione dei beni alla famiglia rom: accolta la richiesta dalla Procura

Per il momento il patrimonio delle famiglie rom Ahmetovic e Halilovic resta congelato. La Corte di Appello ha infatti accolto la richiesta di sospensiva avanzata dalla Procura contro la sentenza del Tribunale di Prato che aveva disposto la restituzione dei beni, del valore complessivo di 2,5 milioni di euro, a sette principali investigati e ad altre otto persone. Si tratta del tesoretto – composto da conti correnti, libretti postali, polizze vita, titoli e altri valori, oltre a sette immobili e fabbricati rurali – che la guardia di Finanza nel giugno 2017 pose sotto sequestro patrimoniale preventivo in base alla normativa antimafia che prevede simili provvedimenti anche nei confronti di soggetti ritenuti socialmente pericolosi che abbiano accumulato ricchezze manifestamente sproporzionate rispetto al reddito dichiarato al fisco. Nell’ambito del procedimento la Procura aveva chiesto successivamente la confisca dei beni, ma i giudici del tribunale di Prato non hanno ritenuto sufficienti le motivazioni, riscontrando la mancanza di correlazione temporale tra l’acquisizione dei beni da parte dei soggetti e il periodo in cui si è manifestata la pericolosità sociale.
In pratica i reati per cui alcuni dei componenti delle due famiglie sono stati condannati sarebbero precedenti nel tempo all’acquisto dei beni in questione e quindi – per i giudici del tribunale – non riconducibili a proventi illeciti. La sentenza era stata impugnata dalla Procura, che ha argomentato confutando la mancanza del nesso temporale. La decisione nel merito da parte della Corte d’Appello non è ancora arrivata, ma intanto è stata accolta la sospensione dell’esecuzione della sentenza.

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