Ludopatia, 526 milioni spesi in slot machine a Prato. Biffoni apre ai limiti orari da imporre alle sale

Sì alle limitazioni orarie imposte alle sale slot per mettere un argine alla piaga della ludopatia. Il Tar della Toscana, nei giorni scorsi, ha respinto cinque ricorsi di altrettanti gestori slot e tabaccai, e ha dato ragione al Comune di Firenze, ritenendo pienamente legittima l’ordinanza anti-slot di Palazzo Vecchio. Dallo scorso luglio a Firenze, su ordine del sindaco Dario Nardella le sale slot devono restare chiuse dalle 18 alle 24, tutti i giorni, mentre le “macchinette” devono essere completamente spente dalle 13 alle 19 negli altri esercizi autorizzati: bar, ristoranti, alberghi, rivendite di tabacchi, esercizi commerciali, agenzie di scommesse, sale bingo. Per i trasgressori sono previste sanzioni da 25 a 500 euro e in caso di recidiva scatta la sospensione per tre giorni.
Il Comune aveva motivato il provvedimento, portando i dati di uno studio dell’Università di Firenze e del servizio dipendenze della Asl. Indicatori che secondo i giudici “appaiono idonei ad evidenziare una situazione di particolare diffusione del gioco sul territorio comunale”, per un quadro complessivo “certamente allarmante e che legittima l’intervento”.

Gioco d’azzardo, a Prato in fumo 120 milioni di euro in un anno

Un quadro che è assai più grave a Prato, stando all’inchiesta Visual Lab del gruppo Gedi basata sui dati ufficiali dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, suddivisi comune per comune. Se nel 2017 a Firenze, le giocate pro-capite a tutti i giochi gestiti dallo Stato e alle slot nel sono state pari a 1345 euro, a Prato si è giocato d’azzardo più del doppio: ben 3.320 euro a testa. Il nostro Comune si colloca al 144esimo posto su quasi 8000 comuni italiani nella classifica generale per giocate pro-capite. Considerando le città delle stesse dimensioni (da 50mila a 200mila abitanti) Prato è al primo posto in Italia. Qui nel 2017 si sono giocati 641,94 milioni di euro, con un ritorno in vincite pari a 521,75 milioni e saldo negativo, dunque, di circa 120 milioni di euro bruciati nel gioco d’azzardo (di cui 61,73 milioni vanno allo Stato e i restanti 58,47 vanno a gestori, concessionari ed esercenti).
Le maggiori giocate a Prato riguardano gli apparecchi videolottery VLT con puntate per 375,95 milioni di euro, seguite da slot machine AWP con 150,71 milioni. Al terzo posto, staccatissime nei giochi, le lotterie istantanee del tipo “gratta e vinci” con 37,85 milioni di euro giocati nel comune di Prato. A seguire scommesse sportive, virtuali, ippica e altri concorsi a premi.
Altro dato preoccupante è l’aumento delle giocate alle macchinette, nonostante la loro leggera diminuzione: nel 2016 i 2.310 apparecchi “inghiottivano” 511,92 milioni di euro; nel 2017 le 2.210 mila macchinette hanno fatto registrare giocate per 526,67 milioni, ovvero 15 milioni di euro in più.
La spesa media pro-capite della Provincia di Prato è leggermente inferiore rispetto al dato comunale ed è pari a 2.948,08 euro a testa, ma siamo la prima provincia in Italia in questa classifica.

Biffoni “apre” ad un nuovo giro di vite

Il Comune di Prato si è dotato di un regolamento sull’esercizio del gioco lecito, prima ancora che entrasse in vigore la legge regionale. Regolamento che è stato aggiornato nell’aprile 2017 e che ha impresso un netto giro di vite all’apertura di esercizi di gioco, di raccolta scommesse e a nuove installazioni di apparecchi che non sono più possibili in centro storico, in prossimità di numerosi giardini pubblici, ospedali, ambulatori medici e luoghi di cura, stazioni ferroviarie, capolinea di autobus. Non sono inoltre possibili nuove aperture a distanze inferiori a 500 metri da scuole e asili, luoghi di culto, istituti di credito, compro-oro, banche e sportelli bancomat.

Adesso, dopo la pronuncia del Tar della Toscana che ha ritenuto legittime le limitazioni orarie del Comune di Firenze, anche il Comune di Prato potrebbe adottare un simile provvedimento. “Abbiamo un regolamento molto stringente e fummo la prima città toscana ad adottarlo. Quando lo scrivemmo – spiega il sindaco – il Tar aveva bocciato la previsione della regolamentazione degli orari delle sale proprio da parte del Comune di Firenze, che aveva fatto un lavoro da questo punto di vista. Adesso sembrerebbe che modificando i parametri della valutazione degli orari si possa anche incidere su questo aspetto. Se la questione verrà confermata – conclude Biffoni – non abbiamo nessun tipo di problema ad introdurre anche questo tipo di previsione nel nostro regolamento”.

D.Z.

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