La Sindone: l’eterno dibattito tra scienza e fede in un incontro a Villa del Palco

Custodita nel duomo di Torino, porta impressa l’immagine delle sofferenze di un uomo, studiata per lungo tempo, catalogata e osservata, la Sacra Sindone, rappresenta un mistero ancora non risolto.

«La Sindone. L’immagine dell’Infinito tra scienza e fede» è l’affascinante titolo dell’incontro, organizzato dai Ricostruttori nella preghiera, che si terrà venerdì 15 febbraio alle ore 21 a Villa del Palco a Prato. Scopo della conferenza, tenuta dall’ingegnere Paolo Castellino, è quello di approfondire la conoscenza di quest’immagine, «misteriosa per la scienza, sfida per l’intelligenza», come l’ha definita Giovanni Paolo II e grande segno della passione di Cristo per i credenti.

 

Castellino, ricercatore in uno dei più importanti centri di ricerca italiani sulle telecomunicazioni dove dagli anni ’70 si appassiona alle ricerche sulle proprietà tridimensionali dell’immagine dell’uomo della Sindone, accompagnerà alla scoperta della storia di questo importante reperto, attraverso una panoramica sui principali problemi scientifici che sono stati analizzati nel corso dell’ultimo secolo, molti dei quali sono ancora aperti. «Basti pensare che la Sacra Sindone è un reperto molto strano – asserisce lo studioso – in tutte le sue parti essa si comporta come un negativo fotografico». Ciò significa che l’immagine della Sindone vista in negativo su una pellicola fotografica, appare nitida, dettagliata e dall’aspetto tridimensionale.

 

La storia ha voluto che dalla fotografia amatoriale dell’avvocato Secondo Pia, scattata nel 1898 durante una delle prime ostensioni, sia emersa in maniera molto evidente la sagoma di un uomo. Questo episodio ha dato inizio ad un’epoca di studi che ad oggi non si è ancora conclusa. Come sappiamo la figura dell’uomo impressa sul telo presenta capelli lunghi, ferite da punta sul capo, segni di flagellazione su tutto il corpo, macchie di sangue e acqua nella zona del costato e segni di ferite profonde nei polsi e nei piedi. Sul volto i segni di molteplici contusioni. «Al di là di quello che si può spiegare o meno – dicono gli organizzatori -, al di là del grande fascino e interesse che questo lino continua a suscitare tra credenti e non credenti, rimane la consapevolezza della preziosità di questa immagine, che tutti vedono e nessuno per ora può spiegare».

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