Sparò alla moglie gravemente malata di Alzheimer, il presidente della Repubblica concede la grazia a Vitangelo Bini

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato il decreto di concessione della grazia in favore di Vitangelo Bini, 89 anni, che il 1 dicembre del 2007 uccise la moglie, gravemente malata, ricoverata all’ospedale di Prato. L’uomo uccise la moglie per non vederla più soffrire. Bini, per 35 anni vigile urbano a Firenze, fino a quel tempo aveva assistito in casa la moglie Mara Tani, malata da 12 anni di Alzheimer. Ma poi diventò necessario ricoverarla in una struttura sanitaria, a Prato. L’uomo, quando apprese del peggioramento delle condizioni della moglie e della sua ulteriore sofferenza nell’ospedale, prese una pistola dalla sua collezione di armi e la raggiunse nel reparto di degenza del Misericordia e Dolce uccidendola con tre colpi.
Vitangelo Bini fu condannato ad una pena, confermata in Cassazione, a 6 anni e 6 mesi, di cui cinque anni e otto mesi ancora da scontare.
Nel valutare la domanda di grazia, su cui il Ministro della Giustizia a conclusione della prevista istruttoria ha formulato avviso non ostativo, il Presidente della Repubblica ha tenuto conto dell’età avanzata del condannato e delle precarie condizioni di salute del Bini, dei pareri favorevoli espressi dalle autorità giudiziarie nonché delle eccezionali circostanze in cui maturò il delitto, evidenziate nelle sentenze di condanna. Con simili motivazioni, il Presidente Mattarella ha firmato altri due atti di clemenza individuale nei confronti di altrettanti condannati.

La grazia ha concluso la vicenda giudiziaria di Giancarlo Vergelli, di 88 anni, che era stato condannato il 22 febbraio 2016 dalla corte d’appello di Firenze a 7 anni e 8 mesi per aver ucciso la moglie 88enne malata di Alzheimer. L’omicidio avvenne a Firenze, nella casa di borgo Pinti, il 22 marzo 2014. Vergelli strangolò la moglie con una sciarpa e rimase accanto al cadavere circa un’ora, poi andò a costituirsi dalla polizia dicendo agli agenti “Non ce la faccio più” e spiegando di non reggere a un repentino aggravamento della malattia della moglie.

Ha ricevuto la grazia anche Franco Drì, la cui vicenda giudiziaria iniziò nel 2015 quando l’uomo sparò al figlio, Federico, di 47 anni, tossicodipendente, al culmine dell’ennesima lite, un colpo di pistola al petto, uccidendolo. I fatti si erano svolti a Fiume Veneto (Pordenone).
L’anziano, non in perfetto stato di salute, era stato condannato in appello a una pena di oltre sei anni, che ha già in parte scontato. I cittadini di Fiume Veneto avevano avviato una petizione per sostenere la richiesta di grazia al Presidente, raccogliendo oltre mille firme. Anche la moglie e l’altro figlio di Drì avevano chiesto in una lettera che fosse concessa la grazia.

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