Abusi su minore, centinaia di messaggi al vaglio degli inquirenti: la frequentazione era proseguita dopo la nascita del bambino

Dopo la nascita del bambino lo scorso agosto, era proseguita fino alle ultime settimane la frequentazione tra l’operatrice sociosanitaria di 35 anni e il ragazzino, oggi 15enne, a cui impartiva ripetizioni di inglese. La paternità del secondogenito della donna, che aveva avuto un primo bambino dal marito alcuni anni fa, è stata attribuita inequivocabilmente dal test del dna all’adolescente, che all’epoca del concepimento, secondo i primi accertamenti, aveva da poco compiuto 14 anni.
La frequentazione tra lo studente e la donna è tuttavia precedente, risalente alla primavera del 2017. Il rapporto non si è interrotto dopo la nascita del bambino, come dimostra lo scambio di messaggi sui telefoni cellulari, centinaia quelli al vaglio degli inquirenti, in buona parte già disponibili, mentre altri sono oggetto di una perizia informatica per essere recuperati. Proprio i messaggi ricevuti negli ultimi giorni, nei quali la donna lo informava che aveva già rivelato la paternità del bimbo ad alcune persone e che non ne avrebbe fatto mistero, hanno turbato profondamente il ragazzo, il quale, nel frequentare la 35enne, aveva avuto modo di vedere il piccolo nei suoi primi mesi di vita.
Alla fine il quindicenne si è confidato con la madre, che una settimana fa ha sporto denuncia alla polizia. In questi giorni l’indagine prosegue per acquisire testimonianze utili a ricostruire i contorni della relazione fra la 35enne e l’adolescente.
Dopo l’interrogatorio, al quale si è sottoposta l’indagata lunedi scorso, la Procura punta a raccogliere quanti più elementi in vista dell’audizione della vittima, che con ogni probabilità avverrà nella forma di incidente probatorio, in modalità protetta, per cristallizzare la testimonianza del 15enne ed evitare che debba essere nuovamente ascoltato nel corso del processo. Prima di questo passaggio, altre persone saranno ascoltate e fra queste anche il marito della 35enne, che all’atto di nascita del bambino, nell’agosto scorso, ne ha riconosciuto la paternità. Anche dopo l’emersione del caso e la perquisizione domiciliare subita, l’uomo è rimasto al fianco della moglie, preoccupato di poter perdere il bambino che ha cresciuto nei primi mesi di vita.
Sul futuro del piccolo, potrebbe essere il Tribunale dei minori a decidere, quando la vicenda sarà chiarita nei particolari. Al momento la Procura di Prato non ha trasmesso gli atti alla Procura dei minori.

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