Abusi su minore, l’inchiesta va avanti: l’indagata aveva rivelato che il padre del neonato era il 15enne

Non aveva fatto mistero del fatto che il secondogenito, nato lo scorso agosto, non fosse figlio del marito, ma del ragazzino a cui faceva ripetizioni di inglese. L’operatrice sociosanitaria di 35 anni, ora indagata per atti sessuali su minore, aveva rivelato la circostanza ad alcune persone, probabilmente anche al marito, come fatto intendere allo stesso 15enne tramite alcuni messaggi, che hanno turbato profondamente il giovane, spingendolo a confidarsi con la madre.
Le indagini della Procura, scaturite una settimana fa dalla denuncia dei genitori del 15enne, si stanno concentrando sull’acquisizione di testimonianze utili a ricostruire i contorni della relazione fra la 35enne e l’adolescente. Un rapporto iniziato nella primavera 2017 quando il ragazzo non aveva ancora compiuto 14 anni e frequentava la terza media. L’età dei 14 anni è fissata dal legislatore come limite al di sotto del quale ogni atto sessuale compiuto nei confronti del minore è considerato violenza, non potendosi ritenere consensuale. Un limite che sale a 16 anni nel caso il cui il colpevole sia persona a cui il minore sia affidato per ragioni di cura, educazione, istruzione e vigilanza.
Gli inquirenti, che hanno sentito anche la madre del ragazzino, hanno già in mano buona parte dei messaggi che si sono scambiati nel tempo i due protagonisti della vicenda; il cellulare e il computer della donna sono stati sequestrati nel corso della perquisizione effettuata dalla squadra mobile nei giorni scorsi. Un passaggio fondamentale dell’inchiesta sarà l’audizione del 15enne; gli avvocati difensori della donna, Mattia Alfano e Massimo Nistri, hanno annunciato che chiederanno l’audizione in modalità protetta sotto forma di incidente probatorio, in modo da cristallizzare la testimonianza della vittima e renderla utilizzabile nel processo.

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