Elezioni, Marzia De Marzi candidata nella lista civica di Biffoni. Zecchi: “Inopportuno”

Ci sarà anche Marzia De Marzi a sostenere la ricandidatura a sindaco di Matteo Biffoni. Il presidente dell’ordine degli architetti della provincia di Prato, infatti, è ufficialmente candidata al consiglio comunale nella lista civica Biffoni 19. Cinquantacinque anni, sposata, mamma di due figli, esperta in ristrutturazioni di abitazioni private, De Marzi è da tempo impegnata anche nel sociale. Nell’ultimo periodo, inoltre, tramite l’ordine degli architetti è stata parte attiva nel processo di stesura del piano operativo e nelle relative attività di partecipazione. “In questi anni ho avuto modo di collaborare e conoscere il sindaco Biffoni – spiega De Marzi – Assieme abbiamo tenuto numerose iniziative e condivido in pieno la sua visione della nuova identità di Prato: una città contemporanea ed europea”.

Per il periodo di campagna elettorale, proprio come previsto dal codice deontologico, De Marzi si autosospenderà da ogni attività legata al consiglio dell’ordine degli architetti. “Mi candido nella lista civica di Biffoni perché desidero che i tanti progetti impostati dal Comune possano avere un loro compimento – conclude De Marzi –. Nei prossimi cinque anni ci sarà da portare a termine la politica di trasformazione della città voluta dal sindaco. Inoltre vorrei dare un supporto alla piena attuazione del piano operativo da poco approvato”.

Con una nota di Cosimo Zecchi, Fratelli d’Italia punta il dito sulla candidatura di Marzia De Marzi nella lista di Biffoni. “E’ inopportuno – accusa il dirigente nazionale del partito della Meloni – che il presidente di un Ordine professionale accetti la candidatura al consiglio comunale. Non ci stupisce il fatto che il sindaco uscente, nel compilare una sorta di album delle figurine degli aspiranti consiglieri pensi a una figura rappresentativa di un’intera categoria professionale, ma lascia perplessi che questa accetti di partecipare alla campagna elettorale, senza peraltro dimettersi dall’incarico, ma solo autosospendendosi”. Secondo Zecchi “se nella forma non c’è illegittimità, nella sostanza c’è uno scarso rispetto per l’Ordine e per i suoi iscritti, che loro malgrado vedranno l’intera categoria trascinata nella competizione elettorale”.

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