Sciopero del Si Cobas alla tintoria Fada, ma protesta anche l’imprenditore cinese: “Non mi fanno lavorare” FOTO e VIDEO

Gli operai pakistani iscritti al Si Cobas, una trentina, scioperano al grido di “Mafia”. Il titolare cinese della Tintoria Fada non si sottrae al confronto, ma denuncia di essere lui la vittima. Si inginocchia, contesta, chiede alla polizia di intervenire per poter riprendere a lavorare e scrive cartelli contro “Luca Toscani che comanda Prato”. E’ successo oggi pomeriggio nell’azienda che da 13 anni è a conduzione cinese; Yu Zhang, detto Franco, è l’imprenditore, dall’accento semi-pratese, che ha scritto a pennarello sul muro dell’azienda: “In questa ditta non mettiamo solo le mani, ma anche i nostri cuori”.


Luca Toscano (questo il nome corretto) è il sindacalista del Si Cobas che da mesi, assieme a Sarah Caudiero, porta avanti a Prato una lotta contro sfruttamento e caporalato nelle aziende cinesi. Una battaglia sindacale a colpi di presidi, sit in, scioperi, le cui modalità sono spesso costate loro denunce (per violenza privata, manifestazioni non autorizzate, resistenza a pubblico ufficiale), ma che in alcuni casi hanno portato alla regolarizzazione di rapporti di lavoro, come di recente alla tintoria Dl. “La notizia che i lavoratori pakistani hanno finalmente ottenuto i loro diritti passa di bocca in bocca e così siamo venuti a conoscenza della situazione della tintoria Fada” – dice Toscano. Il quadro raccontato da alcuni dipendenti è quello di contratti part time a 4 ore giornaliere, a fronte di 8 o più ore lavorate, pagamenti in nero, ferie, riposi e malattie negate.


“Non è vero niente; sono pronto a mostrare la situazione di ogni lavoratore” ribatte Zhang, che si sbraccia, chiede alla polizia di poter far uscire i camion bloccati dai manifestanti, che occupano il piazzale d’ingresso.

L’imprenditore si mette faccia a faccia coi lavoratori, chiede un foglio e ci scrive sopra: “Toscani padrone di Prato” per mostrarlo alle telecamere e ai suoi operai. Tra lui e gli operai ci sono i poliziotti che provano a mediare; allo stesso tempo gli uomini della Digos notificano a Toscano e Caudiero il provvedimento di allontanamento da Prato per un anno firmato dal questore: i due leader del Si Cobas, ritenuti socialmente pericolosi, potranno venire in città soltanto per motivi sindacali, previa comunicazione. Toscano e Caudiero, che impugneranno il foglio di Via dinanzi alla Prefettura, denunciano la violazione delle libertà sindacali e democratiche, appoggiati dai dipendenti iscritti al sindacato di tante aziende del distretto.


Sulla scena di via di Gello, tra automobilisti che si soffermano a curiosare, si contende di diritti. I lavoratori della tintoria Fada denunciano condizioni di sfruttamento. L’imprenditore denuncia di non poter lavorare in Italia. “Più voi intervenite, più noi cresciamo” scappa detto a Luca Toscano mentre si rivolge ai responsabili della Digos, che lo mettono in guardia da possibili nuovi addebiti di reato per violenza privata.
Poco dopo i lavoratori pakistani si siedono a terra davanti all’ingresso. Arrivano i rinforzi della polizia, pronta a intervenire in assetto antisommossa. Un addetto italiano della Tintoria Fada, che da decenni lavora qui, non vede di buon occhio la protesta dei colleghi pakistani e dice al cronista: “Se continuano così, quando gli scade il contratto, vanno a casa”. Qualcuno dei manfestanti ascolta queste parole e la rabbia sale ancora di più. Tutto finisce con l’intervento dei poliziotti che spostano di peso i manifestanti; alcuni di loro si sdraiano a terra doloranti, altri vengono portati in Questura per accertamenti.

Dario Zona

Nel video sotto, le interviste ai protagonisti della vicenda e le immagini delle clamorose proteste. Immagini video e gallery fotografica a cura di Alessandro Fioretti.

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