Vertenza tintoria Fada, Confindustria: “Attenzione alla legalità”

“Non conta la nazionalità né di titolari né di lavoratori: quando sussistono situazioni di illegalità come quella che sembra esserci in quella impresa – fatte salve le doverose e necessarie verifiche che faranno le autorità – si creano tensioni che possono sfociare in proteste”. E’ quanto si legge in una nota di Confindustria Toscana nord dopo le proteste messe in atto a Prato, davanti alla tintoria Fada, di proprietà di un imprenditore cinese, dal Sì Cobas e da alcuni dipendenti di origine pakistana ai quali aveva risposto lo stesso proprietario, fino allo sgombero di alcuni operai da parte delle forze dell’ordine. Secondo Confindustria “non c’è da stupirsi”: il caso-Fada “deve costituire uno stimolo a tenere alta l’allerta sul tema della legalità nel conto terzi tessile”, un settore “fondamentale, della filiera pratese” che, prosegue la nota, ha visto “emergere fenomeni crescenti di irregolarità” sia nei rapporti di lavoro e sicurezza, sia per “l’evasione e il mancato pagamento di servizi, che costituiscono comunque fattori di concorrenza sleale”. “Non possiamo né vogliamo entrare nel merito della vicenda Fada, di cui ovviamente ignoriamo le specificità – commenta il vicepresidente di Confindustria Toscana nord Francesco Marini -. Tuttavia quello che sta accadendo è l’ennesimo preoccupante segnale che viene da un comparto strategico per Prato. L’impegno per il lavoro sicuro è stato ed è importante: lo sosteniamo ritenendolo un passaggio fondamentale sulla via del recupero della legalità. Però bisogna cominciare a dire che questo genere di verifiche non basta”. Secondo Marini occorre “intensificare gli sforzi” perché questa “non è più un’opzione: ormai è una necessità urgente”, anche contro la concorrenza sleale.

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