Corpus Domini, la versione integrale dell’omelia del vescovo Nerbini VIDEO

Ecco l’omelia integrale del vescovo, monsignor Nerbini, per il Corpus Domini: la celebrazione si è tenuta questa sera in piazza Duomo, alla presenza di circa 800 fedeli, in parte in piedi e in parte seduti, nel rispetto delle misure anti-contagio. Il vescovo Nerbini si è soffermato su diversi temi cruciali per la città: la solidarietà, il sociale, l’ambiente, il lavoro, i giovani. Invitando tutti a lavorare insieme per costruire il puzzle futuro della città.

Di seguito il testo, in versione integrale, e l’omelia trasmessa in diretta da Tv Prato. 

 

CORPUS DOMINI
E’ rimasto famoso il motto coniato da uno dei filosofi atei dell’800 Feuerbach, con l’intento di attestare l’esclusiva natura materiale della persona: “l’uomo è ciò che mangia”. Egli si metteva, certo senza saperlo, esattamente sulla scia del Vangelo di oggi nel quale Gesù non fa che ribadire con forza questo semplice concetto. L’uomo vive di ciò che lo nutre: se si tratta solo di pane materiale la sua vita sarà segnata dalla corruzione, dalla finitezza e dalla morte e la sua fame esistenziale crescerà a dismisura. E’ l’esperienza stessa degli israeliti nel deserto i quali mangiano quella manna e quella carne che avevano desiderato e poi vanno incontro alla fine; ma anche di tanti uomini e donne di oggi che navigano nell’abbondanza e sperimentano l’indigenza nel cuore. Ma se l’uomo riceve con fede l’altro pane, la sua carne, il suo sangue, in una parola la sua vita, egli sente sgorgare dentro di sé una ESISTENZA nuova e vede dischiusa di fronte la via della vita eterna.

Ecco la solennità del Corpus Domini che la Chiesa ci propone. Certo noi sappiamo che il cibarsi non è sinonimo del CONSUMARE soltanto, in questo siamo insaziabili esperti, quanto piuttosto dell’ASSIMILARE la vita stessa di Cristo come il Vangelo ci fa conoscere. Vuol dire diventare, senza sconti un altro Cristo, avere i suoi stessi sentimenti, trasformarsi in Eucarestia come lui: cioè vita offerta, cibo per i fratelli. In questo senso abbiamo, tra l’altro, la testimonianza bellissima di una martire dei nostri giorni – morta domenica 5 ottobre 2003 – la cui esistenza è fiorita ed interamente sostenuta dall’Eucarestia: Annalena Tonelli. Ero a Waijr – racconta – un villaggio desolato nel cuore del deserto del nord est del Kenia, quando conobbi i tubercolosi e mi innamorai di loro e fu amore per la vita. “Quello che più mi spaccava il cuore – continua – era il loro abbandono la loro sofferenza senza nessun tipo di conforto”. Questa donna è sola in terra di Islam e chiede al suo Vescovo di poter conservare una particola consacrata, nascosta nella sua stanza. Prende come regola di vita il consiglio di un altro grande personaggio: De Faucould: “Teniamo compagnia all’ostia consacrata ai piedi del Tabernacolo, non perdiamo per colpa nostra uno solo dei momenti che passiamo davanti ad essa. Dio è là, cosa andremo a cercare altrove. Il Santo Sacramento è il migliore degli amici a cui parlare giorno e notte. Trasforma con la sua presenza la notte della nostra vita in una illuminazione deliziosa. Con lui sono felice e non mi manca nulla, non soffro affatto la solitudine, anzi la trovo dolcissima”. E così Annalena dopo una giornata durissima di lavoro con i derelitti, cerca nel SS Sacramento conforto, sostegno, amore, a volte per ore durante la notte. Per lei isolata dal resto del suo mondo, che riceveva la visita di un sacerdote una o due volte l’anno L’Eucarestia diventa tutto, punto di riferimento irrinunciabile. Scrive: “Ora la casa ha il suo Padrone. La sicurezza e la pace che mi dà la sua presenza stanno diventando la forza e l’equilibrio della mia vita”. La sua opera di costruttrice di ospedali di cura e sostegno di un numero incalcolabile di persone non è separabile dalla sua adesione all’Eucarestia. Contemplazione ed azione sono inscindibili; adorazione eucaristica ed amore fraterno facce di una stessa medaglia.

Ecco noi stasera vogliamo riscoprire il valore della presenza operante di Cristo nel sacramento ed al tempo stesso fare nostre le parole di Gesù che nel buon samaritano si fa soccorso per colui che rimane ferito per mano dei briganti e DOPO AVERGLI PERSONALMENTE PRESTATO LE PRIME CURE lo conduce in una locanda dicendo al padrone: “PRENDITI CURA DI LUI”. Carissimi queste parole dovranno risuonare nella nostra vita di credenti subito dopo le altre che ascolteremo tra un po’: PRENDETE E MANGIATENE TUTTI. E’ sempre un rischio restare nel regno dei princìpi. Anche gli apostoli furono tentati quando, vedendo le folle che seguivano Gesù e l’ora tarda che faceva pensare all’imminente necessità di un pasto, si rivolsero al Signore invitandolo a licenziarli perché andassero a cercarsi, ognuno per conto suo, cibo sufficiente, ricevendo come risposta dal Signore l’invito: DATE VOI STESSI DA MANGIARE. Come chiesa pratese, porzione significativa di questa città, di questo territorio, di questa comunità civile sentiamo forte questa grande responsabilità che scaturisce dall’Eucarestia soprattutto in questo tempo di grave crisi. Ci sentiamo coinvolti, responsabilizzati, investiti di un compito. Ma cosa fare? Già il 19 marzo, nel pieno della crisi da coronavirus abbiamo provato a leggere la realtà che stavamo vivendo. Tante domande comuni, poche certezze se non che tutto sarebbe cambiato senza sapere come. In questi mesi le analisi sul momento si sono moltiplicate e sono emerse alcune parole chiave che già sembrano indicare un orizzonte nuovo da cercare dove caduti tanti muri si tratta di ricostruire, come ho già detto, il nuovo INSIEME, senza separazioni, distinzioni, approssimazioni, contrapposizioni. Ora mi pare urgente:

Rafforzare ed ampliare l’intervento rivolto ai singoli ed alle famiglie perché a nessuno manchi il necessario per vivere. La Chiesa pratese sta facendo tanto, vogliamo e dobbiamo fare ancora di più, per questo abbiamo istituito il fondo del Buon samaritano. Chiedo ad ogni cristiano pratese di fare la sua parte. Partiamo da un livello buono di presenza capillare e di aiuto, ora si tratta di coordinare le realtà pubbliche e private perché si riesca a raggiungere tutti e tutti sostenere in maniera più efficiente e organizzata possibile. Noi ci siamo e ci rendiamo disponibili, come sempre e più di sempre, a collaborare. La crisi è davvero devastante, si parla oggi della proroga degli ammortizzatori sociali come la cassa integrazione per tutto il 2020 e la sospensione dei licenziamenti perché si temono ed a ragione, i contraccolpi sociali dell’aspetto preponderante ma non esclusivo della crisi che è quello economico. Non potremo fare molto se chi più ha, non si farà carico del problema, rinunciando, a cominciare da me, ad una parte del proprio reddito sicuro, del proprio stipendio fisso ma anche del nostro tempo e competenze, per sostenere chi si ritrova nulla in mano. Si tratterà di cogliere le nuove povertà che stanno già nascendo difendendo i più deboli dagli incipienti nuovi rischi e dagli sciacalli che approfittano delle situazioni di grave emergenza altrui per curare i propri interessi e mi riferisco in primis alla peste dell’usura già in movimento. Possiamo raccogliere le diverse energie per incrementare i servizi di prevenzione, penso in particolare a quello promosso dalla Misericordia di Prato? In questo momento stare dalla parte dei più poveri è il vero modo per stare dalla parte della nostra città.

Carissimi, dobbiamo guardarci dalla facile illusione che passati questi tre mesi si possa risalire in auto, girare la chiave e riprendere la nostra consueta esistenza. E’ quello che tanti aspettano e non pochi auspicano e già tentano di fare. Lo riscontriamo nelle immagini che in questi giorni ci giungono dalle piazze, dalle strade e dalle spiagge delle nostre città e regioni. La crisi che imperversa è ben più profonda di quello che si vede e soprattutto non è solo economica. Non si tratta di sostenere qualche azienda soltanto o ristrutturare i processi produttivi per risolvere la situazione. E’ una crisi sociale, culturale, esistenziale, valoriale che ci ha mostrato come i nostri modelli di vita vadano facilmente in frantumi. Le distanze cui questa pandemia ci ha costretti ci spingono a ripensare anche l’organizzazione di tante realtà a cominciare dall’assetto urbanistico della città, dei suoi spazi, delle strutture pubbliche come le scuole..

Se come ci siamo ripetuti TUTTO CAMBIERA’, la prima essenziale domanda che attende una risposta è: COME VOGLIAMO CHE CAMBI? Vogliamo ripensare il nostro modo di interagire con il territorio rimettendo la questione ambientale al centro delle nostre attenzioni e cure? Pensiamo ad un futuro in cui rimangono inalterate le disparità sociali e le povertà economiche? Ci può essere un progetto la cui realizzazione prescinda dalla collaborazioni delle comunità straniere, a cominciare da quella cinese, che vivono ed operano in mezzo a noi e tuttora camminano parallelamente al ceppo principale? Quale mondo futuro vogliamo per i nostri ragazzi per le nuove generazioni?

Queste e tante altre domande ci riportano al cuore del problema e alle necessarie inderogabili risposte che investono noi cristiani e tutte le persone di buona volontà. Interpellano la coscienza e l’intelligenza di ogni donna e uomo liberi e responsabili. E’ essenziale riprendere in mano singolarmente e comunitariamente il nostro destino superando comode deleghe per metterci insieme intorno ad un tavolo o a più di uno, e comporre il puzzle della nostra città futura che riguarda tutti. Attenzione le diagnosi in questi mesi si sono sprecate ma nessuno ha individuato una strada maestra sicura e risolutiva. Come accennavo è emersa, cammin facendo una parola che indica l’atteggiamento virtuoso fondamentale da adottare: INSIEME. Possiamo insieme leggere la realtà, insieme farci carico dei problemi di tutti e di ciascuno, insieme maturare convinzioni e decisioni da prendere.
In questo percorso c’è bisogno di tutti: la politica in primis, le istituzioni pubbliche, di tutti i credenti, le associazioni di categoria, la scuola, l’università, la ricerca, il mondo della cultura e dell’arte, dello sport, i giovani.

La Chiesa pratese c’è: le nostre porte sono aperte e i nostri tavoli sono disponibili, nella libertà e nella distinzione dei ruoli. Questa città che ha le risorse per ripartire e ripartire prima degli altri, come è stato scritto bene, deve fare uno scatto adesso, immaginando il proprio futuro. Come ha detto Papa Francesco, “Peggio di questa crisi, c’è solo il dramma di sprecarla”.
Ho rammentato i giovani. La Pira amava ripetere sempre che i giovani sono come le rondini vanno verso la primavera. Voi ragazzi e ragazze spesso non avete reddito, né poteri particolari, né risorse straordinarie se non quelle della vostra gioventù e dei vostri tanti bei progetti . In non pochi casi siete stati derubati del sacrosanto diritto al lavoro. Vi sono rimasti i sogni. Non permettete che altri li spengano. Metteteli in campo. Non abbiate paura, non vi fate anestetizzare e non vi fate mettere all’angolo. Papa Francesco affermava: “oggi ci vuole una primavera.

Oggi ci vogliono profeti di speranza, profeti di santità, che non abbiano paura di sporcarsi le mani, per lavorare e andare avanti. Oggi ci vogliono rondini: siate voi”. Voi giovani, ma noi tutti ritornati giovani per amore a questo mondo nel quale Dio ci ha messo come lievito perché tutto cresca, possiamo pensare, progettare e lavorare perché tutto sia trasformato, vogliamo sporcarci le mani vogliamo un’altra primavera sociale, economica, culturale, dal volto umano e dal sapore della equità e giustizia.

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