Emergenza casa, a Prato affitti a peso d’oro. E a settembre si prevede il raddoppio degli sfratti

Il mix tra impoverimento dei lavoratori a causa dell’emergenza Covid e affitti troppo alti sta determinando una “situazione allarmante” a Prato, dal punto di vista delle politiche abitative. A disegnare questo quadro sono la Cgil e il Sunia (Sindacato Unitario Nazionale Inquilini ed Assegnatari). Il disagio, in questo ambito, si tocca con mano da tempo: Prato è la quarta città toscana per numero di sfratti; è il territorio, dopo Firenze, con il più alto costo degli affitti e la città toscana con la minore dotazione di alloggi popolari. Il Coronavirus non ha fatto altro che far esplodere il bubbone, rendendo evidente un altro fenomeno, che poi si ripercuote sul mondo dell’abitare, ovvero il costante impoverimento dei lavoratori. Lo si è visto qualche giorno fa, quando è uscita la graduatoria provvisoria del contributo straordinario agli affitti: le domande hanno subito un aumento del 585% rispetto a quelle del bando ordinario 2019 (erano state 340). E lo hanno visto al Sunia, alla cui porta tra marzo e maggio hanno bussato 259 nuovi cittadini in cerca di aiuto. Non si tratta di persone note ai Servizi sociali. Sono lavoratori che non hanno mai partecipato ai bandi per le case popolari e che fino a marzo hanno “lavorato per vivere”, comunque facendocela senza aiuti pubblici. 83 di queste persone avevano chiuso la loro attività; 109 erano in cassa integrazione o avevano almeno una persona in cassa integrazione nella loro famiglia; in 18 casi c’erano due lavoratori in cassa integrazione nel nucleo familiare, in altri 49 un lavoratore in cassa integrazione e l’altro con attività chiusa. Tutti avevano in comune la difficoltà nel pagare l’affitto. Solo in 39 situazioni i proprietari, tutti piccoli, hanno acconsentito ad abbassare il canone. “Dalle grandi proprietà non c’è stata alcuna risposta alle richieste di ridurre gli affitti”, dicono Cgil e Sunia.

“Che i lavoratori salariati siano in difficoltà e ce la facciano a malapena ad arrivare alla quarta settimana del mese, è ormai noto da tempo – spiega il segretario della Cgil di Prato Lorenzo Pancini -. Non c’è più solo un disagio sociale, ma c’è anche un disagio che si è spostato nel mondo del lavoro. Il Coronavirus ha fatto il resto: a Prato 30.000 lavoratori hanno fatto richiesta di ammortizzatori sociali; la perdita retributiva negli ultimi 3 mesi è stata pari al 33% per un operaio e pari al 47% per un dirigente d’azienda”.

Il lavoro che non va, da una parte. E gli affitti, dall’altra. A Prato in media i proprietari chiedono 500 euro per un monolocale, 700 euro per un bilocale e 800 euro per un trilocale. Tanto, troppo. Soprattutto se si fa un confronto con le città vicine: già a Pistoia i prezzi calano del 40%. “A Prato il calcolo del costo al metro quadrato viene fatto sulla superficie catastale e non su quella caplestabile, e questo fa ulteriormente lievitare i prezzi”, riferisce Laura Grandi, della segreteria generale del Sunia e commissaria di Prato. A maggior ragione in questa fase occorre, quindi, intervenire sul mercato privato delle locazioni, dove i tavoli per i cosiddetti “accordi territoriali” che dovrebbero attivare il canale degli affitti calmierati sono fermi dal 2003. “A questi tavoli si siedono le organizzazioni sindacali che rappresentano gli inquilini e quelle che rappresentano i proprietari, in tutto una decina di sigle – dice Davide Innocenti della segreteria regionale del Sunia -. Una minoranza delle sigle che rappresentano i proprietari ha fatto ostruzione. Evidentemente non hanno interesse a cambiare qualcosa”. Da Innocenti arriva un appello, sia al Comune sia alle organizzazioni che riuniscono i proprietari: “Chiediamo al Comune, che è presente come intermediario ai tavoli degli accordi territoriali, di lavorare con noi affinché qualcosa nel mercato degli affitti cambi: è anche nel suo interesse, visto che ogni cittadino a cui non si dà una risposta è un potenziale utente dei Servizi Sociali. E chiediamo ai proprietari di lavorare per l’interesse generale”. La proposta che il Sunia porterà al tavolo degli accordi territoriali sarà quella di prevedere come meccanismo incentivante per l’abbassamento dei canoni di locazione il taglio o la riduzione dell’aliquota comunale dell’Imu.

Nel mix micidiale tra lavoro povero e affitti alti, a lievitare saranno le esecuzioni di sfratto In media a Prato ci sono 270 esecuzioni l’anno: tra dicembre e gennaio si potrebbe assistere ad un raddoppio degli sfratti per morosità.

 

LS

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