Il Metastasio pensa alla prossima stagione: platea ridisegnata da architetti e sul palco attori distanziati di un metro. D’Ippolito: “Si può e si deve fare teatro anche col distanziamento” VIDEO E FOTO

Con l’avvio della fase 3, ieri lunedi 15 giugno, il teatro Metastasio ha riaperto le porte al proprio personale, che non ha mai smesso di lavorare da remoto per preparare la riapertura al pubblico. La stagione scorsa si è interrotta bruscamente, causa coronavirus. Difficile programmare la prossima, anche se da qualche giorno ci sono i protocolli e le linee guida nazionali e regionali per consentire gli spettacoli dal vivo, compresi quelli teatrali. Le sale potranno ospitare un massimo di 200 spettatori. Si ridurranno dunque le capienze di Metastasio (620 posti pre-Covid) e Fabbricone (360 posti di capienza ordinaria). I percorsi di ingresso e di uscita saranno riorganizzati; i locali sanificati e tranne che per i congiunti, le sedute per il pubblico dovranno essere distanziate di un metro le une dalle altre, in ogni direzione. Si dovrà indossare la mascherina per raggiungere la propria poltrona; poi la si potrà togliere.
Ci saranno limitazioni anche sul palcoscenico, dove gli attori verranno chiamati a recitare (per fortuna senza mascherina) distanziati di un metro fra di loro e mantenendo la distanza di due metri dal pubblico. Ma il Met – assicura il direttore Franco D’Ippolito – sta lavorando ad un cartellone vario e di qualità: “Avremo un programma non di monologhi ma di spettacoli, perchè stiamo andando verso una diversa normalità e secondo me si può fare il teatro anche col distanziamento. Si può e si deve fare. Non dimentichiamoci che lavoriamo con gli artisti, che hanno un grande pregio distintivo: la capacità di creare, di inventare, di immaginare e poi di presentare la loro creazione. Abbiamo chiesto ai nostri artisti di continuare a creare, partendo dal distanziamento”.

Secondo gli indirizzi comuni ad altri teatri, anche Metastasio, Fabbricone, Fabbrichino e Magnolfi andranno verso uno “spacchettamento” della stagione: tra circa un mese saranno presentati gli spettacoli che andranno in scena da settembre a dicembre. A inizio ottobre, saranno invece ufficializzati gli spettacoli per il periodo da gennaio a maggio 2021, in modo da consentire una maggiore flessibilità e valutare l’andamento epidemiologico del coronavirus.

Il Metastasio sta inoltre collaborando con un gruppo di architetti per ripensare completamente la sistemazione degli spazi, in maniera da rispettare l’obbligo del distanziamento, senza far percepire l’esperienza teatrale come “emergenziale” (niente poltrone ostruite con del nastro adesivo, per esempio), ma costruendo al contrario una relazione nuova tra spettatori ed attori. “Così, quando tornerà al Metastasio, al Fabbricone, al Fabbrichino e al Magnolfi – spiega D’Ippolito – il pubblico si troverà davanti ad una sala nuova, speriamo bella e piacevole, e quindi vivrà l’obbligo del distanziamento, non come una condizione punitiva, ma come una condizione che consente un modo diverso di stare a teatro”.

Per quanto riguarda le produzioni del Met, quelle passate, compatibili con il distanziamento tra gli attori, saranno riproposte nella prossima stagione. Ma si lavora anche a nuove produzioni, le prime dell’epoca caratterizzata dal coronavirus. “Saranno produzioni create partendo dal distanziamento. Abbiamo chiesto ad un gruppo di artisti, che lavorerà per noi per tutta la stagione, di creare produzioni che tengano conto del distanziamento in palcoscenico e della nuova relazione tra gli interpreti e il pubblico “sparso” nei nuovi spazi che allestiremo” conclude Franco D’Ippolito.

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