Setta satanica, don Marco Pratesi: “Realtà subdola che approfitta delle fragilità e dei vuoti esistenziali dei nostri giovani”

E’ di ieri la notizia dell’inchiesta della Procura di Firenze che ha portato agli arresti domiciliari un 23enne montemurlese, indagato per i reati di riduzione in schiavitù, violenza sessuale e pornografia minorile per gli abusi ai danni di 13 ragazzi, fra cui diversi minorenni. Il 23enne, secondo le accuse, aveva creato una setta satanica, si faceva chiamare diavolo e costringeva gli adepti a riti che sfociavano in violenze fisiche e psicologiche. Su questi episodi emersi alle cronache abbiamo intervistato don Marco Pratesi, direttore della Scuola di Teologia diocesana, che in passato si è occupato di fenomeni legati al satanismo. “Da quanto trapela dalla stampa, in questo caso – afferma don Pratesi – non si tratterebbe di una realtà che ha i tratti tipici della setta satanica, con una struttura ben precisa e il compimento di atti sacrileghi, alla quale si aderisce con una certa determinazione ed una maggiore consapevolezza, ma di una organizzazione più rudimentale e cameratesca, che attinge contenuti alla mole di film, canzoni, videogiochi, siti internet, mescola elementi di fantasia nera e ritualismo e per questo può essere percepita come un passatempo, salvo poi dimostrarsi allo stesso modo pericolosa e subdola. Purtroppo credo che vicende come queste evidenzino il vuoto esistenziale e valoriale nel quale molti giovani di oggi navigano”.

Sotto l’intervista a don Marco Pratesi 

Intanto, dal fronte delle indagini, emerge che l’autoproclamatosi “Diavolo”, che domani sarà sottoposto all’interrogatorio di garanzia, avrebbe praticato anche riti vodoo. Secondo quanto appreso, durante la perquisizione effettuata lo scorso febbraio nell’abitazione del giovane, gli agenti hanno sequestrato una bambola vodoo senza una gamba, oltre a una fiala di sangue finto, alcune capsule di polvere rossa, una bacinella e dei sali usati per i rituali. La bambola, stando alle testimonianze dei seguaci del 23enne raccolte dalla polizia sarebbe servita a provocare la morte della madre di una delle adepte, come richiesto al guru proprio dalla ragazza. Il rituale avvenne all’interno dell’auto del capo della setta, alla presenza di alcuni seguaci.
In base a quanto emerso dall’ordinanza ad accusare il giovane ci sarebbero le testimonianze delle presunte vittime che, scrive il gip, “appaiono univoche, precise, coerenti e vicendevolmente riscontrate”. Vittime che spesso, nei loro racconti, fanno riferimento alle violenze sessuali che sarebbero state costrette a subire.
In base alle indagini, coordinate dal pm Angela Pietroiusti, le violenze sessuali sarebbero partite nel 2015, quando il guru aveva solo 18 anni. Una delle vittime, 16enne, sarebbe stata costretta a subire rapporti quasi ogni giorno, per circa 3 anni.

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