Sfruttamento lavorativo, accordo sindacati-procura: più facili i permessi di soggiorno speciali alle vittime

La Procura di Prato esprimerà parere favorevole al rilascio di permesso di soggiorno speciale ai lavoratori, nei confronti dei quali, all’esito delle indagini preliminari, siano emersi gravi indizi di essere vittima di particolare sfruttamento lavorativo. È uno dei punti del protocollo d’intesa siglato oggi tra la Procura e i sindacati Cgil, Cisl e Uil di Prato per favorire l’emersione delle vittime di caporalato. La riforma dell’articolo 603 bis, nel 2016, ha offerto nuovi strumenti di contrasto al fenomeno, ma a Prato, nonostante il lavoro della magistratura e alcune sentenze di condanna già ottenute, il “sistematico sfruttamento lavorativo” è ancora parte integrante del sistema di produzione illegale di abbigliamento, e come indicato nella premessa dell’accordo odierno, questo sistema si è ormai allargato oltre che “alle ultime fasi di produzione tessile (tintoria e stamperia)”, anche a “tutti i settori produttivi, dall’agricoltura all’industria, ai servizi, e ha sempre più l’esigenza di attrarre soggetti deboli da sfruttare”. Tra questi ultimi ci sono, appunto, i lavoratori stranieri (nel comune di Prato i residenti stranieri sono il 21,72% del totale), maggiormente vulnerabili, perchè spesso meno consapevoli delle normative di lavoro e dei loro diritti, e talvolta privi del permesso di soggiorno.
Cgil, Cisl e Uil fanno notare che è proprio il timore di non vedersi rinnovato il permesso di soggiorno, nella fase in cui si avvicina la scadenza, a spingere le vittime di sfruttamento – magari contrattualizzate a part time e fatte lavorare 12 o 14 ore al giorno – a rivolgersi al sindacato per chiedere tutela (lo scorso anno tramite la sola Cgil di Prato sono arrivate in Procura un centinaio di denunce da parte di presunte vittime di caporalato). Lo spauracchio della clandestinità (tuttora prevista come reato perseguito dinanzi al giudice di pace) costituisce peraltro una complicazione nei processi agli sfruttatori: “Il lavoratore clandestino non è un testimone sic et simpliciter, perchè è indagato in un procedimento collegato e come tale va sentito, riconoscendogli la facoltà dall’astenersi dal rendere dichiarazioni” ha spiegato il procuratore Giuseppe Nicolosi, che più volte in passato ha sottolineato la difficoltà ad avere la collaborazione da parte delle vittime e la complicatezza delle indagini.
Il permesso di soggiorno “casi speciali” è un iter amministrativo previsto dal Testo unico sull’immigrazione, poi ripreso dal decreto legislativo 24 del 2014 (in attuazione della norma comunitaria). Lo può rilasciare il questore, “con il parere favorevole dell’autorità giudiziaria procedente, ovvero su proposta di quest’ultima” (ex art. 18 decreto legislativo 286/98) in caso di “accertate situazioni di violenza e grave sfruttamento”, così recita il protocollo siglato oggi. Ancora, il permesso di soggiorno “casi speciali” ha durata di 6 mesi, rinnovabile per un anno o per il periodo che occorre alla definizione del procedimento penale, consente lo svolgimento di attività lavorativa e può essere convertito, alla scadenza, in permesso di soggiorno per lavoro subordinato o autonomo.

Con l’intento comune di contrastare lo sfruttamento sul lavoro e favorire le denunce da parte delle vittime, l’accordo prevede altre iniziative. Cgil, Cisl e Uil, e i rispettivi sindacati di categoria, Filctem, Femca e Uiltec, si impegnano a svolgere la funzione di “presidio territoriale”, assicurando servizi di consulenza giuridico-amministrativa, ma soprattutto di raccogliere la denuncia dei lavoratori vittime di violenza e sfruttamento su appositi moduli predisposti dalla Procura della Repubblica, già condivisi anche con il Comune di Prato, da trasmettere alla stessa Procura per avviare il procedimento e le necessarie indagini; la Procura, dal canto suo, procederà ad aprire le indagini, sia che la segnalazione proveniente dai sindacati firmatari abbia una “immediata rilevanza penale” sia che “necessiti di preliminari approfondimenti”, e a proporre al questore, se “ricorrano i presupposti”, il rilascio di uno speciale permesso di soggiorno, indicando alla Questura anche l’origine del provvedimento, “in modo da consentire il più efficace raccordo” con Cgil, Cisl e Uil e Filctem-Cgil, Femca-Cisl, e Uiltec.
Il protocollo ha durata fino al 31 dicembre 2020. È possibile per altri soggetti non attualmente firmatari aderire al protocollo successivamente, qualora ne siano condivise le finalità e gli strumenti operativi, con firma di atto integrativo.

Commenti

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*