Aumentano le violenze in famiglia o tra partner: in Procura 12 casi in soli tre giorni. La Nara: “La convivenza forzata ha peggiorato alcune situazioni”

Dodici casi di violenza in soli tre giorni. Sono quelli giunti alla Procura di Prato e su cui i magistrati indagano per ricostruire la dinamica e la fondatezza dei diversi episodi, avvenuti tra coppie o in ambito familiare. Tra le circostanze al vaglio degli inquirenti, anche una violenza sessuale commessa da ignoti, perpetrata cioè da autori ad oggi sconosciuti e a cui si cerca di dare un nome. Fortunatamente nessuno dei dodici episodi è talmente grave da aver richiesto l’applicazione immediata di misure di sicurezza e di prevenzione.

Un fenomeno, quello delle violenze, che sembra essersi nuovamente acuito dopo i difficili mesi vissuti durante l’emergenza Covid: la convivenza forzata, unita spesso ai problemi economici causati dalla pandemia, ha finito per esasperare situazioni già compromesse o “incoraggiare” il manifestarsi di comportamenti vessatori. Soprusi, minacce e atti persecutori che non riguardano solo le donne o l’ambito delle relazioni tra partner: all’attenzione del pool di quattro magistrati che, su impulso del procuratore capo Giuseppe Nicolosi, si occupano del cosiddetto “Codice Rosso” (il percorso che tutela le fasce deboli) arrivano infatti denunce di stalking, maltrattamenti in famiglia, anche tra fratelli, episodi di violenza sessuale fino a minacce tra condomini.

Quel che è certo è che in questo ultimo mese una recrudescenza c’è stata: la media dei casi trattati dalla Procura di Prato, prima dell’epidemia, si aggirava sui due casi di violenza al giorno. Una spia della tensione sociale che trova conferma anche nei numeri del Centro Antiviolenza La Nara, che si batte contro la violenza di genere. Nei primi sei mesi di quest’anno sono stati 174 i nuovi accessi alle strutture, contro i 149 dello stesso periodo del 2019. Si tratta, in molti casi, di donne (il 35% straniere e il 65% italiane) che hanno subito maltrattamenti da parte del coniuge (105) o del partner convivente (45): donne adulte e ragazze che ancora vivono nella stessa casa del compagno violento.

“C’è stato senza dubbio un aumento degli accessi significativo – commenta la dottoressa Francesca Ranaldi, responsabile del Centro Antiviolenza La Nara -. Ma il fronte che più ci ha visto impegnati è stata l’assistenza alle donne che già avevamo in carico, che già conoscevamo e seguivamo prima della pandemia. L’emergenza sanitaria ha peggiorato nettamente alcuni contesti familiari, creando una emergenza nell’emergenza. In alcune situazioni è stato necessario anche mettere in sicurezza o allontanare le donne da queste famiglie, trasferendole nelle case rifugio di cui disponiamo”.

E anche se i numeri sembrano apparentemente piccoli, un altro dato salta all’occhio: quello dei figli maschi maltrattanti, che usano violenza nei confronti delle rispettive madri. “I casi che abbiamo individuato in questi primi sei mesi del 2020 sono 7 – spiega ancora Ranaldi -. Una cifra in aumento e su cui dobbiamo tutti interrogarci”.

GG

Commenti

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*