Mascherine, lo sfogo dell’imprenditore Ranaldo: “Le aziende si sono riconvertite, ma ora sono dimenticate da Governo e istituzioni”

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“Durante i mesi dell’emergenza molte aziende hanno iniziato industrialmente una produzione di mascherine e dispositivi di sicurezza, nel pieno rispetto delle normative vigenti, e adesso ci vediamo escluse o comunque compromessa la possibilità di accesso alle commesse pubbliche a favore del materiale di importazione”. A lanciare un grido d’allarme è l’imprenditore pratese Marco Ranaldo. Come altre aziende, anche la Logo del gruppo Pointex di Ranaldo nel cuore dell’emergenza ha riconvertito la propria produzione per realizzare mascherine e dispositivi di protezione individuale.

“Da qualche settimana, finito il regime di emergenza, tutti gli acquisti degli enti pubblici e della pubblica amministrazione vengono nuovamente effettuati mediante dei bandi, cosi come accadeva prima del Covid 19. Essere ammessi a partecipare ad un bando non è cosa facile, servono dei requisiti aziendali specifici ed una serie infinita di documenti e di certificazioni, sia di prodotto che di processo. Prima del Covid 19 non esisteva praticamente più in Italia nessuna produzione nazionale di mascherine, né di altri tipi di indumenti per la protezione individuale disintegrata negli anni dalle importazioni selvagge, specie dal gigante cinese che la faceva da padrone in Italia e nel mondo – scrive Ranaldo in una nota -. Durante il Covid abbiamo avuto modo di verificare sulla nostra pelle che, quando l’Italia ha avuto bisogno di questi materiali e gli stessi materiali servivano anche al paese produttore, nella fattispecie la Cina, ci siamo dovuti arrangiare, perché il materiale non arrivava e se arrivava era di qualità scadente e ci veniva venduto a prezzi strabilianti”. Ranaldo sottolinea poi che il Governo ha attivato con urgenza una regolamentazione “in deroga” per attivare in tutta fretta una produzione nazionale che potesse far fronte alla emergenza, stimolando e incentivando chiunque avesse avuto la possibilità di attivare produzioni di mascherine, “promettendo contributi economici (nel nostro caso mai attivati) – precisa Ranaldo -, ma soprattutto illudendoci che poi, una volta finita la pandemia, avrebbe sostenuto questa nuova industria “del medicale” dandole la possibilità di continuare a fornire la pubblica amministrazione con una attenzione particolare. Pura illusione”.

Come affermato da Ranaldo, i bandi di fornitura che si sono aperti dopo la fine della emergenza sono strutturati come quelli pre covid, “Tutti a pro importazione.  Tanto che, per esempio, anche l’ultimo bando Estar della scorsa settimana è stato assegnato a 5 aziende importatrici. Neanche una mascherina verrà prodotta né in Toscana, né in Italia. Come questo anche altri 4 bandi ai quali abbiamo partecipato nelle ultime due settimane”. Da qui la richiesta di un intervento da parte della politica e delle istituzioni locali, “E’ necessario che vengano verificati e modificati i bandi in modo da attribuire alle produzioni nazionali un piccolo bonus, che possa compensare il Gap Paese e dia ai produttori nazionali un leggero vantaggio sugli importatori”.

1 Commento

  1. Sottoscrivo tutto, anche io piccola impresa riconvertita ho toccato con mano la vergognosa gestione da parte delle istituzioni che hanno dimostrato ancora una volta di avere interessi nelle importazioni anzichè difendere il made in Italy. Che dire, mi sento tradito da un Italia che in questa globalizzazione ha ormai perso gran parte della propria identità altro che made in Italy … da troppi anni siamo guidati amministrati da personaggi ambigui e incompetenti. E tutta questa “anti politica” lo dimostra appieno. Vergogna Vergogna Vergogna. Non vedo più orgoglio in questa Italetta made in China.

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