Tosse e raffreddore? Niente scuola, ma il tampone non sempre scatta subito. I medici: “Il sistema rischia di andare sotto stress”

Con tosse e raffreddore niente scuola. Le linee guida del ministero e dei dirigenti scolastici parlano chiaro. Ma come si devono comportare le famiglie nel caso in cui i figli mostrino sintomi lievi riconducibili al coronavirus? La situazione è ingarbugliata: l’unica certezza è quella che serve il certificato del medico curante per rientrare in classe, ma il tampone non è detto che scatti immediatamente.

La prima cosa da fare è contattare il proprio dottore per un primo triage telefonico. Se siamo di fronte a un sintomo lieve, come un semplice raffreddore o qualche colpo di tosse, allora è previsto un breve periodo di osservazione. E se i sintomi passano subito da soli, allora tramite certificato del medico si potrà tornare in classe. In caso di stati febbrili o sintomi di maggiore entità invece scatta la richiesta del tampone, anche perché, come spiegano gli stessi medici, è quasi impossibile distinguere fra malanni di stagione e covid. L’indicazione dei medici è quella di fare quanti più tamponi possibili, anche alla luce del fatto che la maggior parte dei positivi al coronavirus al momento è asintomatica.

“Le famiglie ci devono subito avvisare di quanto sta accadendo – spiega Mauro Ruggeri, consigliere della Fimmg di Prato – Al telefono cerchiamo di capire quali sono i sintomi e se si tratta di qualcosa di davvero lieve allora aspettiamo che passi da solo. Se invece c’è anche il minimo sospetto che possa trattarsi di qualcosa di più, allora la tendenza è quella di attivare la procedura di tampone. A tutela dello studente, della famiglia e di tutta la comunità”.

La preoccupazione di medici di base e pediatri riguarda però le tempistiche per prescrivere il test e per avere il risultato. A maggior ragione se si pensa come sia necessario in caso di positività un duplice tampone negativo a distanza di 24 ore per certificare la guarigione.

“Il percorso fra attivare il test e ottenere il responso è in media di cinque giorni – spiega Alessandro Benelli, segretario della Fimmg di Prato – Il problema si presenterà nel momento del boom di richiesta di tamponi. Lì il sistema andrà sotto stress e si dovranno garantire tempi di risposta adeguati per non fare perdere troppi giorni di scuola agli studenti”.

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