Arrivano nuovi sviluppi nell’inchiesta sull’esplosione al deposito Eni di Calenzano. La Procura contesta a 4 dirigenti di Eni, già indagati per l’inchiesta principale, un altro reato. Nella fattispecie avrebbero aperto o consentito scarichi di acque reflue industriali provenienti dal deposito nel fosso Tomerello senza l’autorizzazione unica ambientale prescritta, che avrebbe dovuto essere rilasciata dalla città metropolitana di Firenze, mediante l’impiego di un bypass che mette in comunicazione la vasca di fine trattamento del ciclo con il fosso.
Ai 4 (Patrizia Boschetti, Luigi Cullurà, Emanuela Proietti e Marco Bini), viene contestato di aver permesso lo scarico di acque reflue che hanno determinato una concentrazione di idrocarburi totali nel fosso maggiore del limite autorizzato per lo scarico.
Per appurare se sia stato prodotto un inquinamento ambientale nelle acque sotterranee e nei fiumi e fossi intorno al deposito la Procura ha effettuato ispezioni, perquisizioni e sequestri e ha acquisito la documentazione relativa al procedimento autorizzativo che ha portato al rilascio dell’autorizzazione unica ambientale, per capire se sia stata rilasciata con specifico riferimento allo scarico nel fosso Tomerello. Per il filone principale dell’inchiesta sull’esplosione al deposito dello scorso dicembre, che è costata la vita a 5 persone, sono nove gli indagati per omicidio colposo plurimo, disastro colposo e lesioni personali colpose.