Appuntamento a Borgonuovo. Prestanti: «Vogliamo dare voce agli iscritti e costruire insieme un percorso inclusivo». L'obiettivo dichiarato non è la contrapposizione, ma aprire un dibattito costruttivo sul metodo e sulla qualità della partecipazione»
C’è una parte del Partito Democratico pratese che non intende restare in attesa del congresso, che ha chiesto, senza muoversi. L’appuntamento è per lunedì sera, 24 novembre, alla Casa del Popolo di Borgonuovo, in un’assemblea il cui titolo è chiaro: “Il Pd che vogliamo”. Segno che, per i promotori, c’è bisogno del Pd capace di uscire alla svelta e differente dalla più grave crisi di rappresentanza che abbia mai vissuto in città e provincia: ha vinto più elezioni, è vero, ma è altrettanto vero che non amministra un comune capoluogo, che è commissariato, e non è presente in giunta regionale. Non era mai successo per quella che, amministrata dalla sinistra salvo una breve parentesi, è diventata la terza città dell’Italia centrale.
L’iniziativa arriva dopo la raccolta firme per il congresso provinciale. Tra i promotori, Giosuè Prestanti, che spiega: «Vogliamo dare voce agli iscritti e costruire insieme un percorso inclusivo». L’obiettivo dichiarato non è la contrapposizione, ma aprire un dibattito costruttivo sul metodo e sulla qualità della partecipazione, per rafforzare il legame tra base e gruppi dirigenti. La richiesta di fissare il congresso – aggiunge – è nata dal desiderio di ridare centralità agli iscritti. Non si tratta di criticare il partito, ma di migliorarlo insieme. Il nostro focus è sul metodo: vogliamo che le decisioni importanti siano frutto di una discussione ampia».
Oltre che da Giosuè Prestanti, il comunicato è firmato da Camilla Curcio, Luana Bracone, Federica Palanghi, Alessandro Michelozzi, Mirko Lo Russo, e Giovanni Morganti. «Tutti uniti – scrivono – nella convinzione che un Partito forte parta dalla coesione e dall’ascolto».
Di un certo peso, appare l’insistenza su avverbio e aggettivo. Quel “davvero inclusivo” che chiude l’appello di Prestanti non sembra casuale ma suona come un implicita valutazione su quanto accaduto dentro il partito: si è andati avanti troppo a lungo sbandierando un’inclusività forse troppo generica mentre le decisioni sostanziali rimanevano appannaggio di ristrette cerchie dirigenti, a diverso livello.
L’appuntamento di lunedì si configura così non solo come un momento di democrazia interna, ma come il tentativo di dare sostanza a una parola – inclusività – che rischiava di svuotarsi di significato, trasformandola in pratica politica concreta a partire dalle basi.
Dalla segreteria, esprimendo la sua personale opinione, interviene nel merito della richiesta Andrea Dominijanni. «La richiesta di un congresso anticipato è una questione che richiede una comprensione approfondita delle procedure interne al partito», precisa. «Non dipende solo dalla volontà locale, ma richiede anche l’assenso della segreteria regionale. Questo meccanismo è stato pensato per garantire che le decisioni siano coerenti con gli obiettivi e le strategie del partito a livello più ampio – spiega Dominijanni – La segreteria provinciale, a larghissima maggioranza, ha già manifestato la propria volontà di procedere con il congresso anticipato, tanto da convocare una direzione provinciale appositamente per rafforzare questa richiesta. Questo dimostra la determinazione e l’unità del partito provinciale nel voler affrontare le sfide future con una leadership rinnovata e una vision chiara per il territorio».
In estrema sintesi, Dominijanni richiama al rispetto delle regole, ovvero dell’intera prassi statutaria per la convocazione di un congresso, sul quale deve pronunciarsi in via definitiva la segreteria regionale. Questo sia tutela dell’unità del partito che dell’intera «comunità rappresentata».
«In conclusione – scrive Dominijanni – la richiesta di un congresso anticipato a Prato deve essere valutata alla luce delle procedure statutarie del Partito Democratico e della determinazione già espressa dalla segreteria provinciale. È fondamentale che tali processi siano condotti con trasparenza e rispetto per le regole interne, assicurando così la democraticità e la rappresentatività delle decisioni prese».