Il Battistero di Firenze è solo l’ultimo, in ordine temporale, ad averne riscoperto l’autentica bellezza, complice il piano di restyling presentato nel 2015. Ma il marmo verde di Prato – che campeggia sulle facciate dei più importanti monumenti religiosi della Toscana – potrebbe presto tornare a risplendere proprio grazie all’impiego del materiale originario, recuperato direttamente dalla millenaria cava di Figline.
Il sito di estrazione è stato chiuso, infatti, agli inizi degli anni ’80 e la speranza è che possa riaprire i cancelli quanto prima per il bene del mondo artistico e culturale. A lanciare l’appello è il presidente dell’Opera di Santa Maria del Fiore, il pratese Franco Lucchesi, da anni alla guida della realtà che tutela, conserva e valorizza il patrimonio del complesso museale del Duomo di Firenze. Le scorte di “Serpentino” a disposizione dell’Opera stanno infatti per terminare: il desiderio è di poter avere accesso alla cava pratese per estrarre nuova pietra da destinare ai futuri progetti di restauro. L’ultima parola in questa partita spetterà, però, alla Regione.
“Alcuni di questi marmi, purtroppo, si stanno perdendo. Colpa dello smog, dell’usura del tempo e di altri fattori che finiscono per rovinare la roccia – spiega il presidente Lucchesi, ospite del programma “Intorno alle Nove”, andato in onda martedì 16 febbraio su Tv Prato -. Noi lanceremo una proposta alla Regione per riaprire la cava verde del ‘marmo Serpentino’, che poi non è un marmo ma in realtà è una pietra, proprio perché la riserva che avevamo a disposizione, e che avevamo accumulato nell’arco dei secoli, si sta esaurendo. Non potremo, in sostanza, più intervenire nelle operazioni di restauro con il marmo originario. Dovremo utilizzare prodotti diversi – annuncia Lucchesi – che falseranno sicuramente la percezione stessa del monumento”.
Di qui, la sollecitazione del numero uno dell’Opera di Santa Maria del Fiore. Se la richiesta andasse in porto, potrebbero beneficiare delle nuove scorte decine di chiese toscane, perle di valore artistico inestimabile, tra cui il Duomo di Firenze e quello di Siena. Per non parlare poi del patrimonio pratese, con l’ormai simbolo del romanico toscano – in contrasto cromatico col bianco del marmo di Carrara – che fa bella mostra di sé sia sulle pareti esterne del Duomo che su quelle della Basilica di Santa Maria delle Carceri e della chiesa di San Francesco.
“Se la Regione ci darà la possibilità di riaprire la cava e recuperare una decina di metri cubi di materiale, potremo andare avanti – conclude Lucchesi – ancora per circa 150 anni”.
Giulia Ghizzani
Ecco il video dell’intervista al presidente Lucchesi.
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