Migranti, conti correnti e rimesse dall’Italia

Negli ultimi due anni il numero di conti correnti intestati a immigrati nel nostro paese è aumentato di circa l’8%, passando a 1,404 milioni a 1,514 milioni. È quanto emerge dal Rapporto Abi-Cespi 2010, indagine periodica sull’offerta di servizi e prodotti bancari per la clientela immigrata riferita al 2009, presentato questa mattina a Palazzo Altieri, il convegno “Sfida per l’integrazione: inclusione finanziaria degli immigrati”. Un dato che, spiega l’Abi (l’Associazione che riunisce le banche italiane, citata da “Redattiore Sociale”), non va di pari passo con l’aumento di immigrati residenti, aumentati rispetto al 2007 del 32,4%. Un dato questo che complessivamente ha fatto diminuire il tasso di bancarizzazione dal 67% nel 2007, al 61% nel 2009.

«Il processo di bancarizzazione – spiega l’Abi – è strettamente connesso al tempo di permanenza in Italia: è dunque ragionevole ipotizzare che il processo non avvenga immediatamente all’ingresso nel nostro paese, ma richieda un arco temporale minimo stimato in almeno cinque anni per acquisire una prima stabilità economica e lavorativa e perché si avverta il bisogno di un rapporto bancario e si abbiano i documenti necessari per l’accesso in banca».

In Italia le rimesse degli immigrati sono 7 volte la media globale. Il sistema bancario italiano ha intermediato un volume complessivo di rimesse pari a 210,05 milioni, per un totale di 92.020 operazioni con un ammontare medio (circa 1.500 euro) per ogni transazione superiore di quasi 7 volte superiore al dato rilevato a livello internazionale di circa 223 euro.

L’indagine ha messo in evidenza come gli immigrati che trasferiscono somme all’estero preferiscono utilizzare le banche per importi sopra il migliaio di euro rispetto agli altri canali, per i quali transitano rimesse di entità assi più ridotta ma con frequenze assai maggiori.  Oggetto della rilevazione – spiega l’Abi – sono gli stranieri appartenenti alle prime 21 nazionalità, l’88% dei 3,891 milioni di immigrati presenti in Italia al 31 dicembre scorso. Nella classifica del volume di rimesse per nazionalità, spiccano Marocco e Romania. Il Marocco con un volume complessivo di oltre 27 milioni di euro, mentre per la Romania, il volume complessivo è di oltre 22 milioni. Segue la Moldava con oltre 15 milioni e il Brasile con poco più di 10 milioni, poi ancora Albania, Ucraina, India, Senegal, Bangladesh, Perù, Ecuador e Filippine.

Secondo quanto ha potuto rilevare il rapporto, l’immigrato si rivolge in banca in prevalenza con l’obiettivo di aprire un conto corrente per esigenze familiari. Tuttavia aumentano gli imprenditori stranieri. A fine 2009 i titolari di un conto corrente di immigrati imprenditori erano 52.924, circa il 3,5% del totale dei correntisti immigrati. «Clienti consolidati – spiega l’Abi – visto che il 20% ha un conto corrente da più di cinque anni, con un indice di fedeltà superiore rispetto a quello osservato nel segmento di clientela ‘retail’ cui è riconducibile il 96% dei conti correnti intestati a stranieri residenti in Italia». Sempre per quanto riguarda l’imprenditoria straniera, per quanto riguarda i piccoli imprenditori l’Abi ha registrato un forte aumento dei conti correnti ( +62%). «Il dato – spiega l’Abi – sembra costituire un indizio circa un possibile effetto della crisi finanziaria sulla popolazione migrante che ha combattuto la precarietà, quando non la disoccupazione, rischiando in proprio con l’avvio di piccole attività imprenditoriali».
Infine, il Rapporto Abi-Cespi 2010, focalizza l’attenzione sui finanziamenti. Secondo l’indagine, un correntista su tre ha avviato un rapporto di credito con la banca. I prestiti prevalgono sul credito immobiliare. A fine 2009, conclude il Rapporto, il 47% dei piccoli imprenditori immigrati titolari di un conto corrente aveva un finanziamento in corso, con una distribuzione equilibrata fra scadenze a breve e a medio-lungo termine.

Secondo il sottosegretario agli Esteri, Vincenzo Scotti, Vincenzo Scotti, a livello mondialedati hanno mostrato una flessione delle rimesse. «La Banca mondiale ha stimato che nel 2008 le rimesse degli immigrati ammontavano a 494 miliardi di dollari Usa, di cui 336 miliardi diretti ai Paesi in via di Sviluppo. La stima per il 2009 per le rimesse è di 420 miliardi, di cui 317 miliardi diretto verso i paesi in via di sviluppo. Il dato indica una lieve contrazione a livello globale dovuta alla crisi economica e finanziaria, ma è una riduzione molto più contenuta rispetto ai forti cali degli altri flussi finanziari».

In questo ambito, in Italia occorrono delle “azioni correttive”, ha spiegato il sottosegretario. «Oltre un quarto delle imprese gestite da immigrati – ha affermato Scotti – non ha ancora avuto relazioni con le banche, nemmeno attraverso l’apertura di un conto corrente. Meno di un quinto richiede prestiti al sistema creditizio, preferendo l’autofinanziamento e il sostegno di amici e parenti. Più del 20% delle imprese che hanno relazioni con le banche non riesce ad ottenere prestito. Tra coloro che si vedono rifiutare il finanziamento bancario, infine, quasi l’80% fa ricorso poi a risorse proprie per sostenere l’investimento progettato». Occorre delineare una strategia unitaria, ha spiegato Scotti, puntando a rafforzare il microcredito e la micro finanza. «A tutt’oggi l’Italia ha un’offerta di microcredito che esprime una debolezza quantitativa rispetto agli altri paesi avanzati. Serve una strategia unitaria, come l’offerta di risorse di garanzia per il microcredito e la microfinanza, l’offerta di risorse pubbliche e privata da destinare all’erogazione diretta di microcredito, promozione di fondi di investimento per la microfinanza e la graduale messa in rete dei soggetti del microcredito».

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