La tragedia di Prato: la morte, forse più della vita, ci ricorda che siamo tutti uguali

Il commento del nostro direttore sul settimanale Toscana Oggi

di Gianni Rossi
 
La morte, nella sua dura imparzialità, mette a nudo i nostri pregiudizi, ricordandoci che tutti – pratesi di vecchia origine o di recente venuta, e immigrati anche cinesi – siamo tutti accomunati dalla stessa umanità». Sono come al solito le parole del Vescovo Simoni quelle più appropriate di fronte alla morte delle tre donne cinesi che martedì 6 ottobre sono annegate in un sottopasso alla periferia di Prato. In una città sempre più lacerata dalle polemiche sulla difficile presenza di una delle più grandi comunità orientali d’Europa, la tragedia è piombata improvvisa ricordando a tutti che l’immigrazione è prima di tutto questione di persone che ci sono accanto. Quel dramma lascia innanzitutto attoniti per la dinamica con cui si è consumato: non è nemmeno pensabile che un’auto possa essere inghiottita da una pur eccezionale precipitazione piovosa, tanto più in una città che ha infrastrutture viarie migliori di altri capoluoghi di provincia.
Ha ragione mons. Simoni: i nostri pregiudizi sono messi a nudo. Ammettiamolo: il fatto che le vittime siano tre cinesi ci fa sentire un po’ meno tutti partecipi del dramma. Forse se fossero state tre donne italiane avremmo reagito con ben altro sentimento. Proprio per questo, forse, il lutto cittadino sarebbe stato un segno lungimirante, politico oltre che solidaristico. Spiace per una polemica, quella per la mancata proclamazione, che innescata da un assurdo meccanismo mediatico, ha finito per creare un insopportabile rumore quando invece qui ci sarebbe voluto solo silenzio. La proposta è venuta da un privato cittadino cinese, per quanto noto imprenditore e non dalla comunità orientale in quanto tale. Del resto Roberto Cenni aveva telefonato subito alle famiglie colpite dal dolore e più tardi ha voluto le bandiere listate a lutto. Il primo cittadino ha ragione a ricordare che in città non ci sono precedenti. Semmai il sindaco avrebbe potuto pensarci per proprio conto e subito, dando così ai propri cittadini e alla nazione un messaggio che, con la forma, si faceva significativo: li credi lontani e invece muoiono accanto a te e come sarebbe potuto capitare a noi. Perché la morte, forse più della vita, ci ricorda che siamo tutti uguali.

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