Prato: giovani cervelli in fuga
da un “paesone” senza identità

Prato? Altro che città. È un paesone in cerca d’identità. Un fatto, più che di dimensioni, di mentalità. Al punto che il dito puntato sui problemi presenti e futuri dei pratesi viene dalla tranquillissima Valle d’Aosta. Lo hanno affermato, ricorrendo a anche a fonti estere tanto care negli ultimi tempi a buona parte dei pratesi, niente meno che personaggi di primissimo piano.
Primo problema, che non è comune soltanto a Prato, riguarda i giovani. “Per molti dei più talentuosi e preparati giovani italiani la terra delle opportunità è ovunque tranne che a casa”. L’amaro epitaffio incornicia una inchiesta del “Time”, non certo d’un pinco pallino qualsiasi, che analizza la fuga di cervelli dal Belpaese. Ed è in fondo l’altra faccia di un fenomeno che l’economista ed ex ministro Tommaso Padoa Schioppa liquidò accusando i giovani italiani di essere bamboccioni, in preda ad un’adolescenza senza fine. Stretti in un sistema economico e sociale cristallizzato e immutabile, secondo il giornale inglese, gli under 35 cercano fortuna altrove: in Europa, negli Stati Uniti, ma anche in Cina.
Eppure c’è anche chi va controcorrente, addirittura in un settore – quello della politica – che secondo le stesso Times “è ancora più stagnante”. La carica degli “amministratori ragazzini” – molti dei quali hanno partecipato nel fine settimana a Sarre (Aosta) alla Scuola per la democrazia promossa dall’associazione Italiadecide – sta diventando una realtà consolidata soprattutto nella provincia italiana, quella realtà – e siamo alla nota dolente – che un tempo era la locomotiva dell’economia tricolore – il sistema dei distretti, con paesoni – citazione letterale – come Prato, Faenza, Barletta e Vasto portatori della bandiera del Made in Italy per decenni – e che oggi, tra crisi e globalizzazione, è alla ricerca di una nuova identità.
Parole sulle quale riflettere. Con un litigio in meno e una discussione in più, un’azione incisiva e un blitz in meno, con calcoli d’opportunità politica lasciati perdere e una porta aperta a chi vuole, considerate anche le risorse e i cervelli che vengono da fuori, impegnarsi.
Il resto, dove hanno fatto le cose a modo e dove però i giovani hanno quasi o hanno da poco superato i 30 anni (va addirittura meglio oltre la vecchia cortina di ferro) è un fenomeno trasversarle che comprende coloro che si sentono vicini alla Lega come chi, quale area di riferimento, ha scelto il centrosinistra. Tutti, o quasi, con un sentire comune. Appartenenza pura no.

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