Prato tra le città a rischio alluvioni

Sono 280 i comuni toscani a rischio frane o alluvioni, ossia il 98% del totale. Tra i 10 capoluoghi toscani, ben sette – Firenze, Livorno, Lucca, Massa, Pisa, Prato e Pistoia – presentano il 100% delle amministrazioni classificate a rischio. Seguono Arezzo, Siena e Grosseto, rispettivamente con il 97, il 94 e l’86% deli comuni considerati a rischio. Sono alcuni dei dati emersi dall’indagine, per quel che riguarda la Toscana, effettuata da Ecosistema Rischio 2010, la ricerca curata da Operazione Fiumi per Legambiente.
Con la collaborazione del dipartimento della Protezione civile, il progetto giunge alla sua ottava edizione, per realizzare 18 tappe in 11 regioni italiane. Svariate saranno le attività previste in corso d’opera, come il monitoraggio della condizione del rischio idrogeologico in Italia, la promozione della salvaguardia dei corsi d’acqua e della corretta gestione del territorio, ma anche azioni finalizzate alla prevenzione di frane e alluvioni e tese allo sviluppo dei sistemi locali di protezione civile. Focus di quest’anno saranno anche i mutamenti climatici, che spesso gravano sull’incidenza di eventi calamitosi. Anche le scolaresche saranno coinvolte in attività educative di informazione e sensibilizzazione. Inoltre un contributo concreto sarà dato alla tutela dei corsi d’acqua, con centinaia di volontari mobilitati per ripulire le sponde dei fiumi e i pilastri dei ponti.
In particolare, L’88% dei comuni ha abitazioni nelle aree golenali, negli alvei dei fiumi o in aree a rischio frana, il 33% delle amministrazioni presenta addirittura interi quartieri in zone a rischio, mentre il 76% ha edificato in tali aree strutture e fabbricati industriali, con evidente rischio non solo per l’incolumità dei dipendenti ma anche per eventuali sversamenti di prodotti inquinanti nelle acque e nei terreni.
Per quanto riguarda, invece, la tragedia della scorsa settimana – strettamente legata con questo rischio – “il triste bilancio del dissesto idrogeologico italiano sale a 44 vittime solo nell’ultimo anno”. Parola, sempre, di Legambiente, secondo la quale per fronteggiare l’emergenza, dall’ottobre 2009 ad oggi, sono stati stanziati dal governo 237.570 milioni di euro.
“Denaro – commenta il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza – che serve solo a tamponare il disastro, a riparare i danni, a fatica a ricostruire quello che c’era, ma che mai migliora la situazione. Per mettere in sicurezza il territorio serve una grande opera di manutenzione pluriennale a partire dai piccoli corsi d’acqua; un piano di prevenzione, in grado di coniugare la sicurezza dei cittadini con il rilancio delle economie locali, che vada a contrastare l’abusivismo e l’urbanizzazione selvaggia. Quello del dissesto idrogeologico – conclude il presidente – è un eterno allarme che da nord a sud suona puntuale ogni volta che il maltempo si affaccia sulla penisola”.

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