2 Novembre 2010

Cnr Irpi sul rischio geo-irogeologico
“In Italia è eccessivo
l’impatto sulla popolazione”


La tragedia di via Ciulli all’inizio d’ottobre a Prato; i morti degli ultimi giorni nelle province toscane al confine con la Liguria. Gli eventi di frana e di inondazione di questi ultimi giorni hanno riportato alla ribalta dei media il problema del dissesto idrogeologico. Le domande che ci vengono poste sono sempre le stesse. Sono eventi che si potevano prevedere? Esistono responsabilità? E’ possibile limitare gli impatti di tali eventi? Cosa si deve fare?
La risposta è contenuta in una nota, relativa al rischio “geo-irogeologico in Italia”, diffusa oggi dal Consiglio nazionale delle ricerche. In particolare, il Cnr ha stilato nel corso del tempo un catalogo poco confortante. Sconforta soprattutto, visto che qualcosa poteva e doveva essera fatto che copre «il periodo più recente, fra il 1950 al 2008, emerge come vi siano state almeno 6380 vittime (morti, dispersi, feriti) per frana, e almeno 2699 vittime di inondazioni. Nel periodo considerato, tutte le regioni italiane hanno subito vittime per frana o per inondazione. Le regioni più esposte al rischio da frana per la popolazione sono state il Trentino – Alto Adige (675 vittime dovute a 198 eventi franosi), la Campania (431 vittime in 231 eventi), la Sicilia (374 vittime in 33 eventi), e il Piemonte (252 vittime in 88 eventi). In Veneto, il solo evento del Vajont del 9 ottobre 1963 causò oltre 1900 vittime. Le regioni più esposte al rischio da inondazione per la popolazione sono state il Piemonte (235 vittime in 73 eventi alluvionali), la Campania (211 vittime in 59 eventi), la Toscana (456 vittime in 51 eventi), e la Calabria (517 vittime in 37 eventi)».
«Vale la pena ricordare – scrive il dottor Fausto Guzzetti che dirige il Cnr Irpi – che frane e inondazioni, come la maggior parte dei fenomeni naturali, sono – appunto – del tutto naturali, e contribuiscono a scolpire il paesaggio italiano così come noi lo conosciamo. Il problema si pone quando frane e inondazioni interferiscono con la sfera degli interessi e delle attività umane: le persone, gli edifici pubblici e privati, le infrastrutture, ma anche i beni culturali, e il patrimonio agricolo e forestale. In questi casi il danno prodotto da frane e da inondazioni può essere molto rilevante. Quel che è indubbio è che un più adeguato utilizzo del territorio può ridurre gli effetti – anche tragici – degli eventi di frana e di inondazione. Veniamo da un lungo periodo di scarsa o totale mancata attenzione all’utilizzo del territorio. Sistemare le cose adesso è certamente possibile ma costoso e, soprattutto richiede uno sforzo di lungo periodo. In questo campo, non esistono scorciatoie o soluzioni miracolistiche».
Purtroppo, e lo vediamo con una frequenza fin troppo eccessiva, «in Italia è particolarmente elevato l’impatto che le frane e le inondazioni hanno sulla popolazione. L’Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica (IRPI), del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), ha prodotto un catalogo di eventi di frana e di inondazioni storiche in Italia. Il catalogo – unico per completezza e copertura temporale – ha permesso di definire i livelli di rischio da frana e da inondazione a cui è soggetta la popolazione Italiana, come pure di identificare “hot spots”, ossia are del paese maggiormente soggette a fenomeni franosi e d’inondazioni con conseguenze potenzialmente fatali».
«Il Cnr Irpi oltre a produrre ricerca innovativa sui processi di base che controllano e caratterizzando i fenomeni di dissesto geo-idrologico, lavora per definire metodi, strategie e strumenti utili alla previsione degli eventi, per la valutazione della vulnerabilità, e per la mitigazione del rischio da frana e da inondazione. Per il Dipartimento della Protezione Civile, della Presidenza del Consiglio dei Ministri, IRPI sta sviluppando un sistema prototipale per la previsione di frane indotte dalle precipitazioni, sulla base di soglie di pioggia e di misure e previsioni quantitative della precipitazione. Il Cnr Irpi ha anche messo a punto metodologie per la definizione e la mappatura del rischio da frana e da inondazione a differenti scale geografiche, da quella nazionale a quella locale», conclude il direttore dell’Istituto.

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Andrea
Andrea
11 anni fa

Come scritto questo tipo di problemi è continuo ma non c’è grande interesse per sistemi di prevenzione soprattutto per esondazioni ed alluvioni, esistono vari tipi di barriere antinondazione mobili, di cui alcune già utilizzate, anche durante gli eventi alluvionali in Liguria dello scorso anno, e da allora come mai nessuno ha pensato di dotarsi di questi strumenti ed usarli???!!
http://www.youtube.com/watch?v=dSJScEraR80 http://www.youtube.com/watch?v=fCu6GZxmmZE
http://bigbag.palovit.it http://www.noaq.com
http:/www.rischioesondazione.it
Saluti