Piano strutturale
Anteprima per la nuova Prato

Assemblare un sistema di parchi composto da Calvana, Monferrato, Gonfienti e Cascine di Tavola esaltando l’elemento archeologico e quello agroalimentare; interrare la Declassata e risolvere la strozzatura di via Marx; recuperare spazi nel Macrolotto 0 abbattendo del 50 per cento le attuali volumetrie. Questi i temi affrontati nella serata di ieri in un teatro Metastasio da tutto esaurito per il secondo appuntamento di Prato Incontra, intitolato “La città del futuro” e incentrato sulle linee guida del nuovo Piano strutturale che disegna i contorni della Prato di domani.

Il sindaco Roberto Cenni, l’assessore all’Urbanistica Gianni Cenni, l’architetto e docente dell’Università di Firenze Gianfranco Gorelli, l’architetto e dirigente del servizio Pianificazione e attuazione urbanistica del Comune di Prato Riccardo Pecorario, hanno illustrato al pubblico come è stata pensata la città del futuro, quali trasformazioni, quali cambiamenti. Moderatore il giornalista e portavoce del sindaco, Maurizio Ciampolini, che, dopo aver presentato gli ospiti musicali Patrizia Calussi e Riccardo Galardini, ha aperto la serata entrando subito nel vivo dell’argomento. Argomento complesso e affascinante, ricco di spunti, di idee, di progetti attorno a cui discutere e confrontarsi.

“Le linee guida di questo Piano strutturale – ha detto il sindaco – hanno una visione più a lungo termine rispetto ai vecchi Piani regolatori generali la cui prospettiva non andava oltre i dieci anni. Sono tanti i protagonisti che compongono le linee guida: anzitutto il Parco della Piana con un’evoluzione della Calvana e l’intenzione di esaltare la sua caratteristica archeologica, con il recupero delle Cascine di Tavola tentando anche di riprendere la parte privata già convertita nei progetti in abitazioni e in un hotel per riportarla ad una funzione pubblica che potrebbe essere il museo agroalimentare, la riqualificazione di Gonfienti, del Monferrato e di tutto il Lungobisenzio, senza trascurare la Vallata che pur non essendo competenza del Comune deve diventare punto integrante del Parco della Piana”. Insomma, “mettere in rete” i parchi, creare un filo di collegamento, riscoprire la loro vocazione che è archeologica ma anche agroalimentare puntando al raggiungimento di una vera e propria attrattiva. “Certo – ha chiarito il sindaco – si tratta di fare dei distinguo e capire se intendiamo sfruttare i finanziamenti europei per sviluppare l’Interporto stendendolo verso Campi Bisenzio e se il parco archeologico di Gonfienti può essere classificato di interesse metropolitano. Ritengo che ci siano grandi possibilità per creare economie con l’Interporto e altrettanto con il parco di Gonfienti, ma è necessario capire quali sono le intenzioni delle altre istituzioni di area vasta”.

Il Piano strutturale che, come ha spiegato l’architetto Gorelli, è, nel caso di Prato, “la capacità di rigenerazione, la scommessa di rispondere ad esigenze di crescita demografica senza intaccare le risorse ambientali che si intendono tutelare, la pianificazione degli spazi e dello sviluppo”, ha un altro cardine fondamentale: la Declassata. “In previsione – ha detto l’architetto Pecorario – l’interramento di due tratti per rendere più fluido il collegamento tra nord e sud e recuperare spazi da inserire nell’architettura della città del futuro. Il problema, in questo caso, è quasi esclusivamente di tipo economico: “L’interramento ha un costo molto alto – ha spiegato il sindaco Cenni – ad oggi non c’è un capitolo di spesa. Il sottopasso Nenni è l’esempio di come una infrastruttura non è per forza la soluzione ad un problema, anzi. Se non si riuscirà a coprire l’intero costo dell’interramento ma solo una parte, priorità sarà data alla strozzatura di via Marx”.

A proposito di viabilità, la serata ha riservato spazio anche al progetto del tram-treno. Il sindaco è stato molto chiaro: “Se devo impegnarmi in una direzione non ho dubbi: far cambiare la norma che oggi impedisce ad un tram di viaggiare sulle rotaie della ferrovia. L’Alta Velocità non solo ha tagliato fuori dai grandi collegamenti Prato, ma ha lasciato libere le rotaie della vecchia Direttissima che potremmo utilizzare per un collegamento veloce con Firenze. Cambiare la norma, e in Europa il tram-treno è già un sistema in uso, significa avere entro due anni un tram in movimento”.

Gli applausi non sono mancati, così come non è mancata la grandissima attenzione quando l’assessore Cenni ha parlato delle linee guida per il Macrolotto 0 che sono state protagoniste di una tre giorni a Venezia dedicata proprio ai temi dell’urbanistica. Il Comune di Prato è stato invitato a presentare la trasformazione di una parte della città, a ridosso del centro storico, caratterizzata oggi da forti criticità: “Criticità con cui dobbiamo fare i conti e che sono principalmente legate all’alta densità e all’altissima percentuale di frazionamento delle proprietà private. La nostra ambizione – ha chiarito Gianni Cenni – è rigenerare il tessuto urbano riducendo del 50 per cento le volumetrie esistenti, convertendo quei volumi che attualmente sono usati per fini diversi da quelli per cui sono nati, selezionare gli interventi privati, migliorare la qualità della vita di chi abita nella zona, liberare territorio da poter destinare a verde e spazi pubblici”. Tutto questo senza rinunciare all’identità pratese che si fonda in particolare sul “mixité”, ossia sulla combinazione tra diverse destinazioni d’uso: residenziale, artigianale, commerciale, produttivo. Ma con elementi nuovi: cultura, formazione, associazionismo, tempo libero.

Le previsioni di crescita demografica parlano di una sostenibilità massima del territorio di altri 45mila abitanti (“e non è detto che già questa crescita non si sia realizzata” è intervenuto il sindaco riferendosi all’immigrazione clandestina) a fronte dei quali c’è bisogno di residenziale da ricavare per il 70 per cento dalla riconversione di spazi produttivi presenti nelle aree “dense” e per il 30 per cento da nuove edificazioni di margine. Una previsione che non intacca la fascia agricola e non va ad intasare i varchi che fino ad oggi non sono stati mai edificati. “Al massimo – ha spiegato l’architetto Gorelli – l’occupazione del 4 per cento delle aree agricole dal calcolo delle quali restano fuori la Calvana e il Monferrato”. Non è mancato il dibattito con il pubblico. Tanti i cittadini che hanno preso la parola per confrontarsi con il sindaco, per chiedere maggiori dettagli, per sottolineare la necessità di concertazione e di un modello di partecipazione che consenta a tutti di essere parte attiva nel processo di trasformazione della città.

Commenti

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*