Mausoleo nuovo e fotografie
Curzio torna davvero

Una tomba nuova per Curzio Malaparte e l’acquisizione del suo archivio fotografico: il sindaco Roberto Cenni lancia i due propositi e lo fa nel primo dei dieci appuntamenti di “Prato Incontra”, la rassegna di dibattiti aperti al pubblico e ad ingresso libero che si è aperta ieri sera al teatro Metastasio. Buona la partecipazione del pubblico. “Malaparte torna a Prato” è il titolo dell’evento che ha anticipato di un giorno l’inaugurazione della mostra che resterà aperta fino al 30 gennaio al Museo del Tessuto dedicata al grande scrittore e giornalista, ma anche sceneggiatore e regista, fotografo, poeta e architetto, sempre eclettico e versatile in ogni sua veste. Sul palco, insieme al sindaco, il regista e direttore organizzativo del Metastasio Massimo Luconi, il critico letterario Marino Biondi, l’assessore alla Cultura del Comune di Prato Anna Beltrame. Il dibattito è stato moderato dal giornalista, scrittore e presidente del Metastasio Umberto Cecchi e allietato dalla musica del Trio Radio Marelli e dalle letture di Valentina Banci e Francesco Borchi. Spazio anche ad un brano del documentario “Malaparte. Un uomo in rivolta” di Massimo Luconi, trasmesso da Rai Uno nel 1993.

“Un pratese maltrattato da amici e nemici – ha esordito Cecchi presentando la serata – un personaggio che comunque ha retto e continua a reggere”. E’ stato proprio il presidente del Metastasio a leggere il telegramma che Curzio Malaparte inviò dalla Cina nel 1956, poco prima di morire, all’allora sindaco Roberto Giovannini: “Fra tutti i messaggi che mi sono giunti da tutta Europa, il più caro è quello della città di Prato a cui voglio bene come ad una mamma. Al dottore cinese che mi ha in cura ho detto che fintanto che batterà un telaio a Prato, batterà anche il mio cuore”. Un messaggio che dimostra il grande attaccamento di Malaparte alla città e da cui il sindaco ha preso spunto per parlare direttamente ai pratesi: “I nostri telai già da anni battono molto meno, ma sono convinto che il cuore dei pratesi è pronto a riprendere il battito. Siete voi gli artefici del vostro destino e se in città si notano segnali di miglioramento, prendetevene il merito”.

Il sindaco, riferendosi all’archivio di Malaparte finito a Milano dopo essere stato acquisito dalla biblioteca Via Senato di Marcello Dell’Utri, ha parlato di “occasione persa e di istituzioni e città che non hanno saputo rispondere in maniera dovuta” e ha annunciato l’intenzione di avviare un progetto per la rivisitazione architettonica della tomba di Spazzavento e lavorare all’acquisizione dell’archivio fotografico dello scrittore. L’assessore Beltrame ha illustrato la mostra al Museo del Tessuto, allestita con documenti, lettere, copioni, foto provenienti dalla biblioteca Via Senato, racconta l’uomo e il personaggio, ripercorre la sua vita di giovane studente del Cicognini, di soldato impegnato al fronte, di direttore di giornale, di autore di reportage da mondi che allora apparivano lontanissimi, di fascista al confino, della successiva adesione alle ideologie comuniste, di scrittore di capolavori come “Kaputt” e “La pelle”, di regista di una fatica straordinaria come “Il Cristo proibito” vincitore al festival di Berlino ma stroncato dalla critica, dei legami con la Cina, dei rapporti con i più grandi statisti, intellettuali e politici dell’epoca. “Una celebrità che va ben oltre la letteratura – ha commentato Marino Biondi, profondo conoscitore di Malaparte – un personaggio a tutto tondo prima famosissimo, poi oscurato per ragioni politiche e ideologiche, la cui grandezza è patrimonio di tutti”.

Prato e Malaparte, quasi un sinonimo, un connubio profondo come ha spiegato il sindaco Cenni: “Essere Malaparte ed essere pratese è indistinto – ha detto – lui è stato un pratese nel mondo, uno che ha anticipato in qualche modo la storia”. E’ stato Umberto Cecchi ad entrare più nel dettaglio: “Andò in Cina perché voleva conoscere la Rivoluzione, fu uno dei primi ad incontrare e intervistare Mao, si innamorò di quel Paese, ad un certo punto lasciò perfino la sua casa ai cinesi. A pensarci oggi, un anticipatore”. Anticipatore anche nel cinema e nel teatro, come ha spiegato Luconi: “Certe modalità di ripresa ed espressionistiche de Il Cristo proibito si sono ritrovate nei film almeno dieci anni più tardi, Malaparte è stato un innovatore in ogni ambito”.

“C’è molto in città, c’è tantissimo – ha detto il sindaco – luoghi che meritano di essere vissuti in pieno come questo teatro, ma anche come il Museo Civico, chiuso da ormai vent’anni, praticamente il salto di una intera generazione. Lo apriremo a visite guidate tutte le domeniche di dicembre per dare l’opportunità di ammirare opere d’arte preziose rimaste troppo a lungo nei magazzini”.

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