Paolo Preti e Edoardo Nesi a confronto sulla crisi economica

“Usciremo da questa crisi, ma con meno aziende ma mediamente più grandi”. “Ma oggi più nessuno vuole la nostra qualità, i nostri valori: oggi vince la logica della facilità di produzione e del basso prezzo”.
Se quello organizzato da Confartigianato tra Paolo Preti, professore di Organizzazione delle Pmi alla Bocconi di Milano e Edoardo Nesi, assessore provinciale all’economia e affermato scrittore, era un incontro-scontro che prevedeva un vincitore, si può affermare che il duello si è risolto con un sostanziale pareggio. Se da un lato Preti ha tracciato un’analisi estremamente lucida e concreta della situazione economica in cui si trovano oggi le piccole e medie imprese, Nesi ha da parte sua evidenziato come tutto questo mal si applica al caso di Prato, che per le sue peculiarità pressoché uniche si trova oggi a fronteggiare difficoltà maggiori e diverse da quelle degli altri distretti.
Moderato dal responsabile della redazione pratese della Nazione, Piero Ceccatelli, l’incontro è iniziato con l’illustrazione da parte di Preti della sua analisi, caratterizzata da tre elementi fondamentali: la considerazione che è dai momenti di maggiore difficoltà (i “meno”) che nascono nuove idee e nuove energie per rilanciarsi verso nuovo sviluppo (i “più”). Ma al punto centrale della tesi di Preti c’è l’imprenditore: “gli imprenditori che resteranno – ha detto il docente della Bocconi – saranno quelli che non si limitano a lamentarsi e criticare ma cercano continuamente di fare il massimo per trovare  novità, nuovi prodotti e nuove strategie per lo sviluppo della propria azienda. Chi si ferma a piangersi addosso perde il treno della ripresa”. Ma bisogna anche capire, secondo Preti, che dobbiamo puntare su quello che è il nostro modello di sviluppo originale senza imitare altre realtà a noi distanti. “Le nostre caratteristiche sono le piccole e medie dimensioni delle imprese, la propensione all’imprenditorialità e al manifatturiero. Questo sappiamo e dobbiamo fare”.
D’altra parte, ha ribattuto Nesi, Prato vive una situazione particolare, anche perché dedita a un settore che a differenza di quello che ha fatto la Germania per settori come quello dell’auto e della chimica, non è stato assolutamente tutelato dagli effetti della globalizzazione. “Quella attuale – ha detto Nesi – è una crisi strutturale che non si può risolvere con ricette tradizionali. Il mercato di Prato si sta riducendo drasticamente e per le nostre realtà, come quelle contoterziste, è praticamente quasi impossibile riconvertirsi. Ammetto l’errore che in passato non siamo stati avveduti nel fare una innovazione adeguata. Ma in parte è la stessa natura del tessile, che non ha conosciuto innovazioni tecnologiche tali da consentirgli di mettersi al riparo dalla concorrenza e, più in generale, dalla logica del prodotto facile e poco costoso. Noi creavamo qualità e, con quella, valori reali. Oggi tutto questo sembra non interessare più a nessuno”.

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