Capannoni dormitorio vicino alla casa dell’omicidio
Proprietari pratesi del Macrolotto Zero

Al piano terra i laboratori abusivi di confezioni, al piano superiore o nella soffitta, il dormitorio degli operai. Due immobili del Macrolotto Zero, nei pressi della casa di via Chiti dove due settimane fa è stata uccisa una donna cinese, sono stati controllati dalla squadra interforze. L’intera proprietà immobiliare appartiene a una famiglia pratese che abita nello stesso Macrolotto zero, a poca distanza dai capannoni.
Ad effettuare il controllo sono stati i vigili dell’unità edilizia e contrasto al degrado urbano della Polizia Municipale, militari del Comando Provinciale dei Carabinieri, personale ispettivo della Direzione Provinciale del lavoro e dell’unità di igiene pubblica della Asl. I piani terra dei due edifici, di circa1000 metri quadrati, ospitavano due ditte cinesi di confezione, nonostante non fossero stati presentati gli atti per azionare i macchinari. All’interno di uno dei laboratori è stata riscontrata la rimozione dei mobili e degli elettrodomestici tipici di una cucina e la demolizione di alcune strutture, verosimilmente già utilizzate come dormitorio.
Il controllo si è poi esteso alle abitazioni al piano di sopra dei capannoni. L’intero piano soffitta, di circa 100 mq, è risultato suddiviso in dormitori per un totale di dieci posti letto. La porzione dell’immobile è stata sottoposta a sequestro preventivo penale a causa del cambio di destinazione d’uso in assenza di adeguate caratteristiche igienico-sanitarie.
Soddisfatto l’assessore alla Sicurezza Aldo Milone: “Per la prima volta – ha affermato – oltre ai controlli nei capannoni e nei laboratori, stiamo affrontando il problema del sovraffollamento negli appartamenti. Questa operazione è uno dei primi segnali che la giunta Cenni sta dando anche in questa importante direzione”.

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